Congelamento ovuli: a che età farlo, dove e quanto costa

Sempre più spesso sentiamo parlare di congelamento degli ovuli, raccontata come una soluzione per sopperire a problemi di fertilità, all’invecchiamento della popolazione ed al calo demografico, temi particolarmente scottanti in Italia. Il congelamento ovarico è una tecnica con i suoi vantaggi ma anche con tanti limiti, per questo, sapere a che età va fatto, come funzione, dove farlo e quanto costa, sono tutti fattori tutt’altro che scontati. Le informazioni sul congelamento ovarico devono essere fornite in modo chiaro, onesto, per dissipare dubbi e contrastare fake news, come anche racconti di esperienze personali, privi di elementi scientifici, considerazioni e consigli medici, determinanti per prendere questa importante decisione.

Lo sappiamo, In Italia, il calo demografico è acclarato da anni, i dati Istat continuano a raccontarci di un Paese sempre più vecchio, con un’età media di 46 anni, al 1° gennaio 2021. Situazione assai sconfortante, alla quale sembra essercisi abituati: sempre l’Istat fotografa uno scenario dove le nascite sono al minimo, al contrario dei decessi: abbiamo 7 neonati per mille abitanti contro 13 decessi. Le famiglie viaggiano su un binario che non cambia direzione, verso il figlio unico, senza significative eccezione fra nord, centro e sud.  I tentativi  di sostegno alla famiglia sono troppo pochi ed assai mediocri, per aiutare in modo significativo una giovane coppia a prendere la decisione di fare uno o più figli. Il problema dell’infertilità di coppia viaggia con l’aumento dell’età, e pur essendo un dato critico ed in crescita, non è quasi mai oggetto di dibattiti ed interventi onesti e costruttivi.

Con l’aiuto della medicina attraverso il congelamento ovarico, il social freezing, ci si può aiutare, come in una macchina del tempo, a “congelare” la fertilità per posticiparla a quando la coppia avrà trovato il giusto equilibrio economico, sociale ed affettivo, in grado di sostenere la maternità e la paternità. Ma è bene conoscere tutti gli aspetti del social freezing, confrontarsi il prima possibile con un professionista, un ginecologo od una ginecologa esperta, affinché non si creino false illusioni, e si prenda la decisione giusta avendo in mano tutte le informazioni che abbiamo il diritto ed il dovere di avere, prima di addentraci su una strada non scontata e dalle insidie pronte a creare incolmabili dolori e delusioni.

Per dipanare dubbi e per chiarire il tema del congelamento degli ovuli abbiamo intervistato la dottoressa Valeria Valentino, specializzata in Ginecologia ed Ostetricia Fisiopatologia della Riproduzione.

congelamento ovuli

Cos’è il congelamento degli ovuli

“Il social freezing è una tecnica di preservazione della fertilità futura, di tipo precauzionale e programmata. Il suo scopo è tutelare il potenziale riproduttivo femminile, qualora per motivi sociali e personali si posticipi la ricerca della gravidanza.

Tutta la letteratura scientifica ci dimostra come la fertilità femminile sia massima tra i 20 e i 35 anni per poi diminuire, già intorno ai 32 anni di età. Le probabilità di concepire diminuiscono rapidamente, dopo i 37 anni si registra un brusco calo, che diventa notevole al compimento anagrafico dei 40 anni”.

Dunque, considerando che l’età media della madri italiane è intorno ai  33 anni (secondo i dati del Ministero della Salute) capiamo quanto possa essere importante parlare in modo semplice ma efficace ed il più spesso possibile, di fertilità di coppia. In questo caso, soffermandoci sul social freenzing, di fertilità femminile.

“Purtroppo, passa anche in maniera errata l’informazione che le tecniche come il social freezing possano eliminare il problema della sterilità correlata all’età. Sfortunatamente, il corpo femminile, e soprattutto l’apparato riproduttivo, cambia con l’età così come il proprio potenziale di portare a termine una gravidanza fisiologica”.

Come funziona

La tecnica per il congelamento degli ovuli inizia con una serie di indagini previste per legge, al fine di verificare l’idoneità degli ovociti. I passaggi sono molteplici e la durata dell’intero processo può cambiare leggermente in base all’età della paziente.

Ecco come la dottoressa Valentino ci spiega la procedura: “la donna che desidera criopreservare (congelare) i propri ovociti, si può recare in un centro certificato per la cura dell’infertilità, che attua tecniche di procreazione assistita di II livello. La paziente verrà quindi valutata tramite ecografia transvaginale, per effettuare la conta dei follicoli antrali. Verrà effettuato un dosaggio ormonale e degli esami diagnostici ed infettivologici previsti per legge. Successivamente, verrà programmata la vera e propria stimolazione ovarica, che può durare dai 10 ai 15 giorni, a seconda della risposta della singola donna. Successivamente, si effettuerà il prelievo, ma solo gli ovociti maturi potranno essere criopreservati per una futura fertilizzazione”.

Perché congelare gli ovuli

I motivi che possono spingere una donna ad avvalersi di questa tecnica possono essere molteplici. Ci può essere la voglia di investire degli anni nello studio, di arrivare alla maternità in un momento in cui la famosa conciliazione famiglia-lavoro possa essere più gestibile oppure, ultimo ma non meno importante, ci potrebbe essere la necessità di contare su un rapporto affettivo più stabile. Valentino ci accompagna ad esplorare anche questo aspetto, alla luce della sua esperienza professionale.

“Le donne che richiedono il social freezing, in Italia, sono ancora molto poche nonostante, negli ultimi cinque anni, ci sia stato un aumento. Sensibilizzate da amiche più adulte o da parenti che hanno avuto problemi di fertilità, ed anche grazie  ad una maggiore campagna di divulgazione sui temi della fertilità e sui limiti correlati all’età, sta incrementandosi il numero delle donne interessate a tale tecnica. Nella mia personale esperienza, lo richiedono le donne tra i 30 e i 35 anni, che non hanno ancora una relazione stabile, che spesso lavorano all’estero, dove ci si sono più campagne informative, come nei Paesi anglosassoni. Raramente tale richiesta giunge da donne che desiderano un partner ed una progettualità di coppia nel breve periodo.

Io credo che ogni donna impegnata in un percorso di studi lungo, o che non abbia una relazione stabile e propositiva, al di sotto dei 25 anni, dovrebbe iniziare a pensarci. Potrebbe sembrare una posizione estrema ma, per esperienza professionale, ho potuto conoscere il dolore e l’accettazione ad utilizzare ovociti da donatrici, quando il nostro patrimonio follicolare si è esaurito per età”.

Diventa imprescindibile arrivare a tale decisione dopo aver compreso bene vantaggi ma anche possibili delusioni ed essendo guidate da motivi personali vagliati con attenzione e non sulla stregua di esperienze di vip che vanno prese con la pinza. Il nostro faro, in questa circostanza, deve essere la nostra motivazione e il personale medico di cui ci fidiamo.

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A che età è consigliato

Il social freezing è dunque una tecnica che, per essere efficace, va pianificata il prima possibile e ciò può avvenire solo se ci confrontiamo con un professionista di fiducia, in grado di darci le giuste informazioni, una persona che non dia false speranze e che non speculi su una chimera. Come leggeremo in seguito, si tratta di una procedura che può avere un costo piuttosto importante.

“Solitamente, le donne che lo richiedono sono persone in grado di sostenere economicamente tale operazione, come vedremo, è possibile effettuarla nell’ambito del SSN, ma rimane  a carico del soggetto. Ad ogni modo, sarebbe consigliato intorno al 27 anni sino e non oltre i 35, dopo non ha molto senso pensarci. Nel 2017, Goldman ha effettuato uno studio retrospettivo, cercando di fornire uno strumento di previsione circa la possibilità di avere un take home baby, cioè un bimbo vivo in braccio, e quanti ovociti era necessario conservare in base all’età della donna.

L’età, dunque, è importante sia per l’efficacia dell’operazione, che per portare a termine la gravidanza. Il rischio, in caso contrario, è quello di creare false illusioni alle donne, per non parlare dei eventuali speculazioni, che non trovo affatto etiche. È importante trovare un professionista di fiducia per instaurare in rapporto onesto, chiaro e trasparente, dal quale farci anche guidare in queste valutazioni”.

Quanto costa e dove farlo

Prima di concludere, viene da fare una riflessione di natura sociale. Tra le politiche a sostegno della famiglia e della fertilità mancano del tutto delle efficaci campagne informative, volte a rendere consapevoli coloro che in futuro vorrebbero progettare una propria famiglia, del panorama che si troveranno di fonte con il passare degli anni. Fertilità e sterilità rimangono dei tabù da tutti i punti di vista, e le coppie, con il tempo, ne pagano le conseguenze come anche tutto il Paese, con l’invecchiamento della popolazione. Lavorare sulle nuove generazioni vuol dire, prima di ogni cosa, permettere loro di accedere ad informazioni importanti che possono segnare il loro futuro. Ma ora arriviamo al fattore economico del congelamento degli ovuli.

“Il social freezing, sebbene sia un servizio consentito nell’ambito del SSN, è a carico della donna ed il  costo, che varia in base al centro,  si aggira sempre intorno ai 4.000-5.000 euro, in media, fra procedura, costo dei farmaci per la stimolazione ovarica, e un costo di mantenimento annuo degli ovociti. A questo si aggiungono i costi degli esami di screening.

I luoghi deputati sono quelli certificati, che si occupano di Procreazione Medicalmente Assistita, in quanto deve essere presente sia un medico specializzato in tali tecniche, sia un biologo per la crioconservazione degli ovociti e una criobanca per lo stoccaggio degli stessi. Una volta stoccati gli ovociti essi durano all’infinito. È importante distinguere il congelamento degli ovuli a scopo sociale a quello per le pazienti oncologiche. Per queste ultime la procedura è gratuita e garantita automaticamente nei centri preposti”.