Vaccini a mRna, la terza dose protegge anche da Omicron: ecco i dati real life

I responsabili dei Centers for disease control and prevention degli Stati Uniti non ci girano troppo intorno: come pronosticato, la dose booster dei vaccini a mRna contro Covid-19, somministrata a cinque mesi dalla seconda dose, porta la protezione nei confronti della variante omicron del coronavirus a livelli paragonabili a quella verso delta. A dirlo sono i dati che emergono da tre studi in real life, pubblicati su Morbidity and mortality weekly report (qui e qui) e su Jama (qui).

Il segreto di omicron

La variante omicron ha un po’ stupito tutti gli esperti. Nel giro di pochissimo tempo ha preso il posto della già altamente trasmissibile delta, eppure non dà una carica virale maggiore: le indagini più recenti hanno trovato più rna virale nei tamponi rinofaringei di chi ha contratto delta e numeri simili di particelle virali nei campioni di persone contagiate da delta e da omicron. Si direbbe, dunque, che omicron sia infettiva allo stesso modo di delta o addirittura meno infettiva. Allora qual è il segreto di una simile efficienza di trasmissione? Probabilmente è proprio la capacità di sfuggire alla protezione creata dai vaccini e dalle precedenti infezioni di altre varianti.

Buone notizie

Tantissime, infatti, sono le infezioni sintomatiche da omicron anche in persone che avevano ricevuto due dosi di vaccino, anche se la vaccinazione continuava a proteggere dalle forme più gravi di Covid-19.


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Si vede bene dal primo studio in real life rilasciato dai Cdc, che ha monitorato gli accessi al pronto soccorso e le richieste di assitenza per Covid da agosto 2021 a gennaio 2022 per confrontare l’efficacia di due e tre dosi di vaccino nelle ondate di delta e omicron. I dati mostrano che due dosi di vaccino a mRna proteggono meno nei confronti di omicron rispetto a delta: sei mesi dopo la seconda dose, l’efficacia nel prevenire gli accessi al pronto soccorso o l’assistenza urgente per delta era del 76%, ma per omicron scendeva al 38%. Con il booster, però, la protezione si rialza all’82% nei confronti di omicron e il rischio di ricovero diminuisce del 90% per entrambe le varianti.

Il secondo studio rilasciato dai Cdc ha invece preso in  considerazione infezioni e decessi da Covid-19 nel periodo tra aprile e dicembre 2021. Al tempo delta era dominante, scalzata da omicron nel mese di dicembre. Anche quest’analisi ha riscontrato che, quando omicron ha cominciato a emergere, la differenza di incidenza tra vaccinati e non vaccinati si è assottigliata, ma chi aveva ricevuto il booster è risultato più protetto sia nei confronti di delta sia di omicron (almeno per quanto riguarda le infezioni, mentre i tassi di mortalità non potevano essere calcolati nel periodo preso in considerazione). A trarne maggiore vantaggio, inoltre, sarebbero le persone tra i 50 e i 64 anni e gli over-65.

Infine un terzo studio, pubblicato su Jama, ha esaminato 70mila casi sintomatici di Covid-19 tra l’inizio di dicembre 2021 e l’inizio di gennaio 2022, rilevando che chi aveva ricevuto tre dosi di vaccino aveva il 66% di probabilità in meno di sviluppare un’infezione sintomatica da omicron rispetto a chi aveva ricevuto due dosi. Dopo sei mesi dalla seconda dose (senza il booster), inoltre, la probabilità di un vaccinato di contrarre un’infezione sintomatica da omicron è la stessa di un non vaccinato, anche se la gravità dei sintomi rimane molto inferiore. Infine, gli autori ritengono che, qualora contragga l’infezione, un vaccinato con tre dosi sarebbe meno infettivo di un vaccinato con due dosi. Secondo i loro dati, comunque, i vaccini a mRna rimangono un po’ più efficaci nei confronti di delta rispetto a omicron.

Via: Wired.it

Foto: Mufid Majnun on Unsplash

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