La bomba demografica, ci sarà cibo per tutti? e se fossimo tutti vegani?

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| terreno arabile | bilancio energetico
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| e se fossimo tutti vegani? |

La Fao: “Saremo nove miliardi nel 2050 e non ci sarà da mangiare per tutti”.

Praticamente tutte le tendenze, biofisiche e socioeconomiche, suggeriscono che i livelli di fame, già elevati, con l’aumento della popolazione umana e il degrado dei suoi sistemi di supporto vitale potranno solo aumentare. Purtroppo, i passaggi che potrebbero migliorare la situazione non si vedono da nessuna parte

E’ solo una delle ultime profezie di catastrofi che colpirà il genere umano dopo i cambiamenti climatici, l’esaurimento delle fonti energetiche, la minaccia nucleare, le pandemie.

Non passa giorno che me lo ricordano come se la colpa fosse mia, come se fosse colpa tua o di chi mi legge, quasi a farci venire i rimorsi di coscienza per colpe che non abbiamo commesso, di responsabilità a cui ci siamo sottratti.

Nel maggio del 1968, usciva un libro che segnò un’epoca con le sue previsioni fosche sul futuro che attendeva l’umanità sulla Terra. Paul Ehrlich, un autorevole studioso dell’Università di Stanford. Sembra oggi.

Qual’è la situazione oggi?

Oggi, ad abitare la Terra siamo in 7 miliardi e mezzo ma la crescita della popolazione è diventata tumultuosa solo a partire dalla Rivoluzione industriale (metà dell’Ottocento). Cento anni fa il pianeta contava due miliardi di persone, e ancora diciassette anni fa eravamo sei miliardi.
Dovremmo toccare gli 8 miliardi tra cinque anni (di cui il 70% vivrà in città con un reddito medio che sarà quasi il doppio rispetto a quello attuale). Ma il tasso di crescita della popolazione si è oggi ridotto rispetto ai livelli di metà anni Sessanta, soprattutto per il fatto che la natalità sta scendendo quasi ovunque sotto il livello di sostituzione (quello in cui le nascite rimpiazzano le morti) non solo nell’Occidente sviluppato, ma anche nel sud-est asiatico e in America Latina. L’Africa è l’unico continente in cui la popolazione continua ad aumentare.

Nonostante ciò, data l’inerzia dell’andamento demografico, il numero complessivo di abitanti del pianeta continuerà a salire.
Per quanto ancora? Un modello demografico delle Nazioni Unite stima che il picco si raggiungerà verso il 2050, con 9 miliardi di persone. Secondo altre previsioni, la popolazione continuerà a crescere fino alla fine del secolo e all’inizio del successivo, raggiungendo gli 11 miliardi. Per contro, una minoranza di ricercatori sostiene che la popolazione inizierà a decrescere a partire dalla metà di questo secolo.

Alimentazione.

Oggi gli equilibri alimentari del Pianeta sono assicurati da 2 miliardi di tonnellate di cereali, che, sommati alle altre derrate chiave, gli oli, gli zuccheri, la carne e i latticini, assicurano una razione media, per ogni abitante della terra, di 2.700 Kcal, astrattamente adeguata ai bisogni biologici.

Tuttavia il problema della alimentazione mondiale resta. La domanda è ci sarà cibo per tutti?

Molti studi, in ogni parte del mondo, mettono in evidenza che non sono necessarie grandi rivoluzioni ma seri interventi sulle linee generali di comportamento. Per esempio,

  1. E’ auspicabile contrastare la deforestazione in atto per guadagnare della superficie coltivabile aumentando nel contempo il rendimento dei terreni coltivati con mezzi a più alta tecnologia.
  2. Si devono ridurre i consumi di acqua agricola con nuove tecnologie di irrigazione. E si dovrebbe calmierare il consumo di carne, un alimento che ha una enorme impronta ecologica, e allo stesso tempo usare nuove tecnologie per l’allevamento.
  3. Ed è auspicabile ridurre lo spreco alimentare, che non è un problema esclusivo dei Paesi industrializzati, dove il cibo viene sprecato in casa, nei ristoranti e nei supermercati: in molti Paesi il cibo si perde invece nel passaggio tra il coltivatore e il mercato perché sono inadeguate le infrastrutture per il trasporto e le tecnologie di conservazione.

Ma volendo essere realisti, l’aumento della popolazione pone il problema della espansione urbanistica e la relativa sottrazione di vaste aree di territorio che altrimenti sarebbero servite per la produzione die generi alimentari.

Espansione urbana

Il pianeta non può permettersi di non urbanizzare.
L’espansione delle città è un problema che sta esplodendo ai giorni nostri, ma che è connaturato nell’esplosione demografica.

A meno che non si modifichino i modelli di sviluppo, entro 20 anni l’area del pianeta occupata dalle città potrebbe aumentare di una superficie pari a quella di Francia, Germania e Spagna messe insieme, invadendo 1,5 milioni di  di chilometri quadrati. Mentre 12 milioni di ettari di terra produttiva si degradano ogni anno.

Dal 1990 il numero di megalopoli è quasi triplicato; e nel 2030, 41 agglomerati urbani saranno destinati ad ospitare almeno 10 milioni di abitanti ciascuna.

Nel 2014, la popolazione mondiale residente nei centri urbani è stata pari al 54%, rispetto al 30% del 1950. Si calcola che per il 2050, la percentuale salirà fino al 66%. Oggi, le regioni più urbanizzate sono al Nord (82%), America Latina e Caraibi (80%) ed Europa (73%).
(Dati Nazioni Unite, Dipartimento Affari Economici e Sociali.)

Ci sarà cibo per tutti?

Il sistema alimentare mondiale, è governato dalle regole di mercato, in realtà è immerso in una fitta e intricata rete di norme, disposizioni, indicazioni, vincoli, clausole che si collocano in uno spazio intermedio tra il pubblico e il privato. Una babilonia di enti governativi, di organizzazioni internazionale che si traducono in un mare di sigle dove ognuno viaggia per conto proprio, che spesso producono solo un mare di fosche statistiche, studi che restano solo sulla carta e iniziative che hanno lo scopo primario della ricerca di finanziamenti per auto finanziarsi. (ONU, WTO, ILO, FAO, UNICEF, WIPO, PAM).

Pochi o nessun dato concreto, inutili comunicati del tipo: “È stato stimato che nei prossimi 40 anni, si dovrà produrre più cibo che in tutti i passati 10.000 anni”.
Insomma per dire questa ovvietà ci sono volute una miriade di sigle e migliaia di scienziati.
Bastava chiedere all’ortolano sotto casa mia.

Così faccio da solo, dal momento che non esiste una equazione matematica che faccia al caso.

FABBISOGNO ENERGETICO

La quantità di calorie da assumere ogni giorno varia da persona a persona. Oltre all’altezza, al peso, al livello di attività giornaliere e allo stato generale di salute, anche il sesso gioca naturalmente un ruolo importante. Diciamo che mediamente abbiamo bisogno di circa 2800 kcal/giorno se facciamo un minimo di movimenti.

Se nel 2050 saremo in 9 miliardi (9*109) avremo bisogno di (2,8*103 per 9*109) 25.2*1012 kcal/giorno, ovvero 25mila miliardi di kilocalorie al giorno.
E per questo abbiamo bisogno:

  • 1) sostenibilità ambientale e terreno coltivabile disponibile.
  • 2) quantità da produrre per il fabbisogno calorico giornaliero.

  1. Sostenibilità ambientale, terreno coltivabile disponibile

Per sostenibilità si intende la condizione di un modello di sviluppo in grado di assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri. (Onu 1987)

La produzione alimentare mondiale futura deve comunque affrontare diversi vincoli biofisici potenzialmente gravi. Uno è la disponibilità di terra arabile
La maggior parte della terra migliore è già in produzione, e gran parte di essa è adiacente ai centri urbani (ecco perché le popolazioni umane tendono a concentrarsi lì). Praticamente sta avvenendo il processo inverso (per ragioni diverse) quando le nostre città venivano costruite su montagne o colline lasciando i terreni arabili per la agricoltura.

La superficie coltivabile pro capite sta diminuendo; da 0,38 ettari nel 1970 è scesa a 0,23 ettari nel
2000; nel 2050 si prevede che arrivi a 0,15 ettari pro capite, mentre aumenta il consumo delle carni.

L’aggiunta di più di 3 miliardi di persone alla popolazione globale sembra certo restringere questo limite. 

Un rapporto della Commissione Europea riporta che a superficie delle terre arabili resta pressoché costante a partire dagli anni Settanta del Novecento. Il totale della superficie delle terre emerse è di circa 15 miliardi di ettari, mentre la superficie agricola utilizzata sarebbe circa un terzo del totale, ovvero pressappoco 5 miliardi di ettari, ovvero:

  • 3.4 miliardi di ettari destinati a pascolo (compresi gli alpeggi);
  • 1.4 miliardi di ettari di terre arabili;
  • 140 milioni di ettari di coltivazioni permanenti (frutteti, palmizi, vigneti, coltivazioni di tè o di caffè).

2. Bilancio energetico

Oggi il cibo per il pianeta è rappresentato da 2 miliardi e 400 milioni di tonnellate di cereali (grano, mais, riso, ecc.) prodotti annualmente; poi si aggiungono, tra le voci principali, più di 300 milioni di tonnellate di carne, 780 milioni di latticini e 160 milioni di pesce, 500 milioni di semi oleosi, 180 milioni di zucchero. 
Dei 2 miliardi e 400 milioni di tonnellate, meno del 50% serve direttamente all’alimentazione umana (per l’esattezza sono 1.080 milioni). Poi ci sono 796 milioni di tonnellate che servono a produrre gli alimenti per gli animali (da cui comunque derivano i 300 milioni di tonnellate di carne che l’uomo mangerà). (World Food Programme e FAO)

Non producono invece nessun tipo di alimento gli altri 450 milioni di tonnellate che servono prevalentemente alla produzione dei biocarburanti, tabacchi, marjuana, un fenomeno questo che ha avuto una rapida espansione negli ultimi anni.

A questo punto non serve altro che calcolare le calorie che si possono ricavare dalle aree destinate alla produzione di ogni genere alimentare sono sufficienti a sfamare 9/11 miliardi di persone nel prossimo futuro.

Se chiamiamo con Ai le tonnellate giorno dello specifico alimento (cereali, carne, latticini, pesce, oli, zucchero, verdure, frutta) e xi le chilocalorie per tonnellata di prodotto, la loro sommatoria  deve essere uguale al fabbisogno mondiale giornaliero: 25.2*1012 kcal/giorno.

Cosa manca?

  1. gli ettari di terreno arabile riservati alla coltivazione dei cereali, versura, frutta, oli ecc. ecc.
  2. le calorie prodotte per ettaro di alimento.
  3. quantità di bovini, equini

Con semplici moltiplicazioni ed una somma si ricavano le kcal giornaliere di cui disponiamo che vanno confrontate con il reale fabbisogno di 9 miliardi di persone . Ed i giochi sono fatti.

Dal momento che non ci sono dati attendibili ma generiche indicazioni, allora raggiriamo l’ostacolo,

La Fao ci dice che:

  • tutte le aree arabili disponibili per l’alimentazione sono pienamente sfruttate e che possono addirittura diminuire per l’insediamento urbano, le coltivazioni dei bio carburanti, marjuana, eventi climatici.
  • non è accettabile aumentare gli allevamenti a causa delle emissioni di metano nell’atmosfera.
  • per gli 11 milioni di abitanti nei prossimi 100 anni sarà necessario produrre tra un 70% e un 100% in più di alimenti di quelli che introduciamo oggi nel mercato.

Conclusione

Se non ci saranno ulteriori aree arabili disponibili non c’è scampo.

Se tutto va bene moriremo di fame. “La battaglia per nutrire l’umanità è persa”; “centinaia di milioni di persone moriranno di fame”; “il tasso di mortalità aumenterà nei decenni a venire”. (Fao)

Quale soluzione?

Queste le sfide

  • E’ auspicabile ridurre lo spreco alimentare,
  • La equa ridistribuzione alimentare mondiale.
  • Contrastare la deforestazione.
  • Contrastare la urbanizzazione. L’uso del suolo pro capite è diminuito del 20% tra il 2000 e il 2017.
  • Il degrado del suolo causato dall’uomo colpisce il 34% di terreni agricoli.
  • La scarsità d’acqua che mette a rischio la sicurezza alimentare globale e lo sviluppo sostenibile, minacciando 3,2 miliardi di persone che vivono nelle aree agricole.
  • adeguamento dei modelli di agricoltura.
  • La soluzione del problema dell’incremento delle nascite.

Pena la stessa fine dell’Isola di Pasqua.

E se fossimo tutti vegani?

2022-04-23_11h16_06

Facciamo finta che di colpo il mondo diventi vegano.

Immaginiamo che da un momento all’altro tutto il mondo smettesse di mangiare carne, pesce, uova, miele e gli altri prodotti di derivazione animale, che cosa succederebbe?

Alcuni dicono che farebbe bene all’ambiente e in alcuni casi anche alla salute. Ma è proprio così?

Gli alimenti di origine animale contribuiscono in modo determinante alla nutrizione globale e rappresentano un’ottima fonte di macro e micronutrienti. I prodotti di origine animale costituiscono il 18% delle calorie globali, il 34% del consumo globale di proteine e forniscono micronutrienti essenziali, come la vitamina B12, il ferro e il calcio. 

Secondo un articolo pubblicato su BBC, a dispetto della percezione comune, il consumo di carne è cresciuto molto rapidamente negli ultimi 50-60 anni. La quantità di carne prodotta è oggi quasi cinque volte maggiore di quella dei primi anni ’60: siamo passati da 70 milioni di tonnellate a quasi 330 milioni di tonnellate nel 2017. E il trend nei consumi non è in diminuzione. Non commettiamo un errore nel dire che oggi nel 2022 siamo passati a 400 milioni di tonnellate.

CARENZE DI CALORIE

Sappiamo che il fabbisogno calorico medio giornaliero è di 2800 kcal così suddiviso:

  • Glucidi (carboidrati, zuccheri): 50 – 55%. I carboidrati forniscono al nostro corpo in media 4 Kcal per grammo.
  • Lipidi (grassi): 25 – 30 %. I grassi forniscono al nostro corpo in media 9 Kcal per grammo.
  • Proteine (carne, pesce, uova, il latte): 20%. Le proteine forniscono al nostro corpo in media 4 Kcal per grammo.
  • Le verdure forniscono in media 0.20 – 0.50 Kcal per grammo.

Bisogna considerare due aspetti: Non tutti, infatti, riescono a digerire bene le verdure, o magari solo alcuni tipi di verdura. Alcuni esempi di ortaggi possono causare gonfiore, crampi addominali, irritazioni, meteorismo.

Per una dieta vegana bisogna tassativamente contare le calorie che si ingeriscono quotidianamente.

Facciamo un esempio, il classico esempio di alimentazione vegana con il limite delle 2800 kcal giornaliere per una popolazione attiva.

400 grammi di carboidrati, (pasta e zuccheri vari) al giorno producono 1600 kcal. Per arrivare a 2800 mancano 1200 calorie che sono 6/4 kilogrammi di verdure (le mucche mangiano circa 40/70 kg di erba al giorno). Praticamente dovremmo mangiare per tutto il giorno come le capre, con la differenza che loro hanno 4 stomaci e poi se ne possono stare tranquillamente sdraiate a ruminare per ore.

Un discorso a parte va fatto sulla pasta. Non tutta la pasta è vegana, ad esempio la pasta cosiddetta fresca è fatta con le uova ed anche la pasta senza glutine che utilizza gliceridi degli acidi grassi di origine animale.

Stando così le cose, se eliminiamo totalmente la carne,

  • bisognerebbe avere tanto terreno arabile da compensare le calorie perdute dalle proteine e grassi della carne. Ma sappiamo che non è possibile dal momento che la maggior parte della terra migliore è già in produzione, e gran parte di essa è adiacente ai centri urbani.
  • una alimentazione totalmente vegana ci costringerebbe a passare intere ore a mangiare per consumare le calorie giornaliere necessarie modificando fin anche il nostro stile di vita.

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