Uomini, fate attenzione alla metformina se decidete di avere un bambino

L’idea, in certi casi diffusa, che soltanto le donne debbano monitorare la salute prima di avere figli è errata e può essere frutto in parte di un bias di genere. Oltre agli esami preconcezionali per la coppia, è bene che anche l’uomo consideri la presenza di eventuali patologie e le terapie in atto. Un’ulteriore prova di questo arriva oggi da uno studio condotto dall’Università della Danimarca meridionale. La ricerca ha messo in luce una possibile associazione fra il farmaco metformina negli uomini e un aumento del rischio di malformazioni congenite nei bimbi nati da questi padri. La metformina è un medicinale utilizzato nel diabete di tipo 2, a volte assunto insieme all’insulina – che però non avrebbe questo effetto. L’indagine ha escluso le donne con diabete, dunque il risultato vale solo per la popolazione maschile. Il lavoro, pubblicato su Annals of Internal Medicine, segnala l’importanza di una valutazione medica per gli uomini con diabete nel momento in cui decidono di avere figli.

Uomini, attenzione al diabete

Sapevamo già che il diabete può alterare la qualità dello sperma e la fertilità maschile. Inoltre è noto che alcuni farmaci antidiabetici possono avere effetti sulla salute riproduttiva maschile. A fronte di queste informazioni, l’obiettivo degli autori era capire se ci possono essere anche effetti negativi per la salute della prole. L’analisi si concentra su insulina, metformina e su farmaci, sempre utilizzati nel diabete di tipo 2, chiamati sulfoniluree.

La metformina aumenta i rischi

I ricercatori hanno incluso nell’indagine più di 1,1 milioni di bambini, nati in Danimarca dal 1997 al 2016, escludendo figli di madri con diabete o ipertensione essenziale. Si considerano esposti ai farmaci i bambini i cui padri hanno assunto almeno un dosaggio nei 3 mesi in cui avviene la maturazione dello spermatozoo. Sul totale dei bimbi, circa il 3,3% presenta uno o più difetti congeniti. In particolare, l’incidenza dei casi è significativamente più alta nei bambini figli di padri che hanno assunto metformina. Il confronto alla base di questo risultato è avvenuto con i loro fratellini non esposti a questo farmaco. Lo studio è statistico, dunque non determina un nesso di causa-effetto fra i due fenomeni.

L’insulina, invece, non ha aumentato i rischi, mentre sulle sulfoniluree non sono stati raccolti abbastanza dati per poter trarre conclusioni. Inoltre l’assunzione di metformina precedente o successiva alla finestra della maturazione dello spermatozoo non ha effetti sulla salute della prole. Fra le limitazioni dello studio, indicate dagli stessi autori, la ridotta conoscenza di eventuali altre patologie sottostanti. Questo potrebbe in parte avere una qualche influenza sui risultati.

Bisogna approfondire

Per questo sarà importante approfondire i risultati, anche alla luce dell’ampia diffusione della patologia e del fatto che la metformina è il farmaco di prima linea nella cura del diabete 2. A sottolinearlo, in un editoriale a parte, è la ricercatrice Germaine M. Buck Louis della George Mason University. Secondo l’esperta è necessario che gli stessi medici forniscano una guida per le coppie che desiderano figli, per soppesare benefici e rischi dell’uso della metformina negli uomini e di altri medicinali. In Italia, complessivamente circa 3,2 milioni di persone – il 5,3% della popolazione – soffrono di diabete. Di questi cui più della metà sono uomini, secondo i dati Istat riportati dall’Istituto Superiore di Sanità, che divide i numeri per sesso e per fasce d’età.

Bisogna infine precisare che la ricerca si concentra sulla popolazione maschile e non riguarda le donne. La rassicurazione è doverosa considerando peraltro che la metformina è un medicinale convalidato come terapia di prima linea nella donna nel trattamento del diabete gestazionale. Le prove sono finora favorevoli. Un recente lavoro del National Health Service inglese ha analizzato l’uso di metformina in gravidanza, fornendo una conferma positiva. Lo studio, pubblicato su International Journal of Molecular Science, riferisce che non ci sono prove che il farmaco sia teratogeno, ovvero che determini anomalie e malformazioni.

Riferimenti: Annals of Internal Medicine

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