Un’immagine scioccante mostra come è cambiato il Sole in soli due anni

La sonda europea Solar Orbiter, nel suo viaggio verso la nostra stella, ha acquisito immagini ravvicinate che rivelano i cambiamenti sulla sua superficie, qualcosa di del tutto normale mentre ci avviciniamo al massimo solare.

Il Sole non è semplicemente una grande palla di fuoco: la nostra stella cambia nel tempo, mostrando più o meno attività a seconda del periodo in cui si trova. Sebbene i fisici solari non comprendano ancora appieno i meccanismi che lo governano, sanno fin dal XIX secolo che ogni undici anni circa il Sole presenta un minimo solare, durante il quale è relativamente “tranquillo” e un massimo, dove si moltiplicano le macchie sulla sua superficie. Durante questo periodo, il campo magnetico del Sole cambia completamente e i poli nord e sud si invertono. Per comprendere meglio i dettagli della nostra stella, la navicella spaziale Solar Orbiter dell’Agenzia spaziale europea (ESA) ha scattato immagini del suo viaggio verso il Sole sin dal suo decollo nel 2020. Il momento del suo lancio non è stato una coincidenza: poco dopo l’inizio della missione, la stella annunciò il suo “risveglio”. Infatti, nonostante ci si aspettasse un massimo ‘tranquillo’ (non tutti i massimi sono uguali e il numero di macchie varia da un ciclo all’altro), il Sole ha sorpreso con un’attività così intensa che diversi studi suggeriscono che raggiungeremo il picco di attività nel corso di quest’anno, prima del previsto (in un primo momento la comunità scientifica aveva indicato il 2025 come periodo di massima attività).

Un’immagine scioccante mostra come è cambiato il Sole in soli due anni

Due immagini recentemente pubblicate dall’ESA mostrano la potenza della nostra stella. La prima, scattata a febbraio 2021, mostra un Sole relativamente omogeneo. Tuttavia, nella seconda fotografia scattata nell’ottobre 2023 si può vedere l’intensa attività che ribolle sulla superficie della stella e che ha causato significative tempeste e brillamenti solari durante l’ultimo anno. Il Sole è una grande sfera di plasma, un gas elettricamente carico, che ha la proprietà di poter muovere un campo magnetico eventualmente incorporato al suo interno. Mentre il Sole ruota, il campo magnetico viene trascinato con sé ma, poiché la nostra stella ruota più velocemente all’equatore che ai poli, le linee del campo magnetico si incrociano e si avvolgono tra loro, dando origine a un intero ‘impasto magnetico’. Sotto questo immenso caos, queste linee a volte si rompono o attraversano la superficie solare. In questi casi, vediamo una macchia solare. Queste macchie scure sulla superficie visibile del Sole sono regioni in cui concentrazioni più dense di materiale solare impediscono il flusso di calore verso la superficie visibile, dando origine a macchie leggermente più fredde e quindi più scure. La lenta rotazione del Sole e il lento ma continuo arricciamento delle linee del campo magnetico fanno sì che le macchie solari diventino sempre più numerose man mano che il campo diventa più distorto. Anche se la nostra stella si trova a 150 milioni di chilometri dalla Terra, il cambiamento della sua attività influisce direttamente anche su di noi. Dai punti sopra menzionati possono sorgere potenti eruzioni che inviano potenti “getti” di materia ed energia nello spazio. Sulla Terra, sentiamo più comunemente le conseguenze di questa energia sotto forma di aurora boreale, la luminescenza colorata nel cielo causata dall’interazione di queste particelle cariche inviate dalla nostra stella e dalla nostra atmosfera. È frequente in prossimità dei poli, poiché il nostro campo magnetico, una sorta di ‘strato protettivo’ naturale del nostro pianeta, in questi punti è più debole. Tuttavia, con le tempeste solari più forti, il campo magnetico si deforma ancora di più, facendo sì che queste aurore siano visibili in punti dove non sono comuni (aurore sono state raccolte infatti in Spagna, l’ultima in Estremadura , lo scorso aprile). In caso di eventi estremi, potrebbero verificarsi danni alle comunicazioni radio, alle reti elettriche terrestri e addirittura mettere fuori uso i satelliti (SpaceX ha infatti riferito che quaranta dei suoi ”satelliti’ Starlink sono rimasti letteralmente ‘fritti’ da una tempesta solare). E sentiamo tutta questa potenza più frequentemente da quando l’attività del Sole ha cominciato a crescere. Tuttavia, gli scienziati invitano alla calma e ricordano che missioni come Solar Orbiter dell’ESA o Parker Solar Probe della NASA ci aiutano non solo a svelare i misteri del Sole, ma anche a essere meglio preparati per eventi di questo tipo.

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