Una nuova classe di antibiotici è in grado di uccidere i superbatteri

Un team di scienziati dell’Università di Harvard (USA) e dell’azienda farmaceutica Roche (Svizzera) ha annunciato la scoperta di una nuova classe di antibiotici in grado di combattere i superbatteri nei test sugli animali. Sulla base di questa scoperta, il team sta testando un candidato antibiotico noto come zosurabalpina, con un modello d’azione senza precedenti. Vale la pena notare che da più di 50 anni non è stata scoperta nel mondo nessuna nuova classe di farmaci per combattere i batteri gram-negativi. Ecco perché la ricerca attuale, descritta in due articoli recentemente pubblicati sulla rivista Nature, riveste un’importanza così notevole. Se gli studi clinici (sugli esseri umani) contro il superbatterio Acinetobacter baumannii saranno confermati, i medici avranno una nuova arma per combattere i batteri mortali resistenti ai farmaci tradizionali. Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), questa dovrebbe essere una delle priorità nel campo della ricerca sanitaria. Infatti, l’entità classifica l’A. baumannii come uno dei tre superbatteri più critici per la salute a livello mondiale.

Nuova classe di antibiotici

I test con il potenziale antibiotico Zosurabalpine si concentrano sul batterio Acinetobacter baumannii (CRAB) resistente ai carbapenemi. Parallelamente, Roche sta già sviluppando la ricerca per un altro farmaco incentrato sul trattamento di altre infezioni gram-negative resistenti ai carbapenemi. In entrambi i casi, l’attenzione è rivolta ai batteri gram-negativi. In genere sono protetti da uno strato esterno che contiene una sostanza chiamata lipopolisaccaride (LPS). Grazie a questa barriera sono in grado di eludere la maggior parte delle difese del sistema immunitario e dei farmaci convenzionali.

Come è stata la scoperta dell’antibiotico?

Per identificare Zosurabalpina, i ricercatori hanno analizzato un database con circa 45mila molecole, utilizzando diversi strumenti, tra cui l’Intelligenza Artificiale (AI). Quindi, sono iniziati i test di laboratorio con le cellule infettate dal superbatterio. Sono stati condotti anche esperimenti con roditori contaminati dai batteri, alcuni dei quali avevano polmonite e sepsi. In entrambi i casi la risposta è stata promettente, consentendo l’avvio della prima fase delle sperimentazioni cliniche. Nel corpo, il farmaco distrugge la barriera protettiva del superbatterio, poiché impedisce il percorso di trasporto dell’LPS dalla membrana interna a quella esterna (periplasma). Ciò accade quando il farmaco si connette a un complesso proteico della membrana batterica, LptB2FGC. In queste circostanze, le molecole finiscono per accumularsi nello strato interno, dove diventano dannose e provocano la morte dell’agente patogeno.

Il rischio dei superbatteri

La resistenza antimicrobica è conosciuta come la “pandemia silenziosa”, poiché secondo l’OMS il problema è legato alla morte annuale di circa 5 milioni di persone. Nella maggior parte dei casi, questi superbatteri vengono contratti in ambiente ospedaliero, come in terapia intensiva , dove i pazienti sono molto deboli e il rischio di morte è maggiore.

Fonti:

https://www.roche.com/stories/new-era-of-antibiotics

https://www.nature.com/articles/s41586-023-06799-7

https://www.nature.com/articles/d41586-023-03988-2

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