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Toxoplasma gondii, il parassita che forgia i lupi capobranco

La vita del Toxoplasma gondii (T. godii), il parassita che nell’uomo può causare la toxoplasmosi, è una continua ricerca dell’ospite perfetto, quello nel quale può riprodursi in modo sessuato. Per questo, si trasferisce di ospite in ospite riproducendosi in maniera asessuata finché non arriva a quello definitivo, un felino. E per farlo, altera il comportamento dei mammiferi in cui si trova. Nei lupi ad esempio, secondo quanto emerge in uno studio pubblicato su Communications Biology, induce coraggio e indipendenza, portandoli a staccarsi dal branco e a formarne di nuovi. 

Come agisce il parassita nel corpo dei mammiferi

I mammiferi a sangue caldo possono contrarre il parassita mangiando un animale infetto o ingerendolo per contatto con le feci di felini infetti. Una volta entrato nel corpo ospite, T. gondii vi rimane tutta la vita colonizzando il tessuto muscolare e quello cerebrale, dove è in grado di effettuare modifiche comportamentali. E sebbene le infezioni riguardino soprattutto la fauna selvatica, l’uomo non è al riparo dal parassita, tanto che fino a un terzo degli esseri umani può esserne cronicamente infetto.


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Quanto alla correlazione con il comportamento e con la sopravvivenza, gli scienziati hanno trovato che le iene infette in Kenya hanno aumentato la probabilità di essere mangiate dai leoni perché attuavano comportamenti più audaci. Anche nei roditori studiati in laboratorio l’infezione è generalmente correlata a una diminuzione della paura dei gatti e a un aumento dei comportamenti esplorativi. Nelle persone, invece, sono stati riscontrati sia cambiamenti fisici che comportamentali: la produzione di testosterone e dopamina aumenta e si è predisposti a correre più rischi.


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Il comportamento dei lupi di Yellowstone

Gli scienziati hanno raccolto dati sui lupi grigi nel parco di Yellowstone per circa 27 anni, seguendone la vita e gli sviluppi sociali. Hanno quindi esaminato 256 campioni di sangue prelevati da 229 di questi lupi e hanno scoperto che i lupi infetti da T. gondii avevano una probabilità 11 volte maggiore rispetto a quelli non infetti di lasciare la famiglia di origine per fondare un nuovo branco e 46 volte maggiore di diventare capobranco, e avere quindi la possibilità di riprodursi. E non è un caso, secondo gli scienziati, che questi branchi di lupi vivano proprio vicino a una popolazione di puma – notoriamente portatori del parassita – e che talvolta ne rubino le prede, aumentando di molto il rischio di infettarsi.


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La lezione da imparare da questo studio è che i parassiti, a dispetto di quanto si pensi comunemente, hanno un ruolo tutt’altro che marginale negli ecosistemi e potrebbero invece muoverne le pedine e determinare l’evoluzione di intere popolazioni.

Fonte: Nature communications biology

Immagine: Thomas Bonometti via unsplash.com

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