Tecnologia neolitica: le canoe di Bracciano arrivavano dal Mediterraneo

Erano in grado di affrontare il mare aperto alcune delle canoe rinvenute perfettamente conservate nel sito preistorico di La Marmotta, in fondo al lago di Bracciano, vicino Roma, il più antico insediamento neolitico nell’Europa occidentale. Una testimonianza unica della tecnologia nautica avanzata del Neolitico (8000 a.C.-3500 a.C.), secondo i ricercatori dell’Università di Pisa che ne hanno identificato i materiali di costruzione riuscendo a datarle con precisione. “Le cinque imbarcazioni in legno conservate in un sito di 7000 anni fa sono la prova diretta della navigazione del Mar Mediterraneo nel Neolitico”, dice Niccolò Mazzucco, ricercatore a capo dello studio pubblicato su PlosOne insieme a colleghi spagnoli e argentini

La navigazione nel Neolitico

Il Mediterraneo viene considerato la culla delle prime civiltà europee perché molte delle più importanti tra queste, come Fenici, Greci e Romani, ebbero origine sulle sue coste e si spostarono tra le sue isole.


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Uno dei più significativi fenomeni migratori della storia dell’uomo avvenne nel Neolitico, quando le comunità agricole iniziarono a diffondersi in Europa e nell’Africa Settentrionale dal vicino Oriente. I popoli orientali occuparono gradualmente l’intero Mediterraneo intorno al 7500-7000 a.C., portando con loro nuove specie domesticate, sia vegetali che animali, alla base dell’agricoltura neolitica e odierna.

Il villaggio neolitico di Bracciano

Il villaggio neolitico di La Marmotta è il più antico mai rinvenuto in Europa Occidentale, risalente all’incirca al 5750-5620 a.C. La sua scoperta avvenne nel 1989 durante lo scasso del lago di Bracciano (Lazio) per la costruzione di un acquedotto. Il sito si trova tra 4 e 11 metri di profondità ed ha un estensione di ben 2 ettari. Dopo la scoperta dell’insediamento preistorico sul fondale del Lago di Bracciano, nelle vicinanze della sorgente del fiume Arrone, la costruzione dell’acquedotto fu sospesa e il sito fu affidato alla Sovrintendenza del Museo Nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini” di Roma. Gli scavi che ne seguirono, tra il 1989 e il 2006, portarono alla luce, tra le altre cose, le cinque imbarcazioni in legno in ottimo stato di conservazione. “E’ molto raro trovare resti del neolitico in legno, sono più comuni gli oggetti in pietra e ceramica”, osserva Mazzucco. “La particolarità di questo sito”, va avanti il ricercatore, “è la grande presenza di materiali in legno ben conservati e che ci mostrano la profonda capacità delle popolazioni del Neolitico di lavorare il legno”.

La tecnologia avanzata delle canoe

Le cinque canoe sono tra gli oggetti di legno ritrovati più importanti dal punto di vista archeologico. L’analisi di queste imbarcazioni rivela che furono costruite con quattro diversi tipi di legno, insoliti tra siti simili, e che per la loro costruzione furono impiegate tecniche avanzate come i rinforzi trasversali. Hanno dimensioni diverse, la più grande ha una lunghezza di 10 metri, mentre la più piccola di 5.

 

Tecnologia neolitica: le canoe di Bracciano arrivavano dal Mediterraneo

All’imbarcazione più grande sono associati tre oggetti lignei a forma di T, ciascuno con una serie di fori che probabilmente servivano per fissare funi legate a vele o altri elementi nautici. Questa caratteristica, insieme alle dimensioni, indica che si trattasse di navi idonee alla navigazione in mare aperto, conclusione oltretutto supportata dalla presenza nel sito di strumenti in pietra provenienti dalle isole del Tirreno, Elba, Giannutri, pontine.

Dal Mediterraneo a Bracciano in canoa?

I ricercatori sono riusciti a datare le cinque imbarcazioni tra il 5700 e il 5100 a.C. “Determinando che alcune di queste canoe risalgono al periodo dell’insediamento del villaggio, si potrebbe pensare che proprio con queste imbarcazioni la comunità arrivò nel Lazio e si insediò prima lunga la costa e poi nelle zone lacunari vicino al Lago di Bracciano”, racconta il ricercatore.


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Per datare le canoe è stato raccolto un piccolo campione di legno e utilizzata la tecnica di datazione radiocarbonio, la più usata in ambito archeologico. “Questo tipo di datazione”, ricorda Mazzucco, “si basa sul decadimento della materia organica dopo la morte dell’organismo e, tramite gli isotopi del carbonio 14, che ha dei cicli di decadimento specifici, si può ricostruire la età di un materiale di origine organica con un margine di approssimazione abbastanza buono”.

Come si è conservato il legno per 7000 anni?

Non è un caso che quando si entra in un museo preistorico è molto raro trovare oggetti in materiali diversi dalla pietra o dalla ceramica. Questo perché, è difficile che del materiale organico con il legno possa conservarsi nei millenni. Le canoe de La Marmotta si sono conservate in quanto sono rimaste sommerse dalle acque del lago e ricoperte da uno strato di fango di 3-4 metri. Le condizioni anaerobiche, dovute dal sigillo di fango, hanno permesso la conservazione della materia organica. “Una volta raccolte, le canoe sono state trattate con delle sostanze consolidanti che vanno a sostituire le molecole d’acqua all’interno del legno, permettendo di mantenerne la struttura. Altrimenti, fuori dall’acqua e senza questo materiale, le canoe si sarebbero sciolte come burro”, conclude il ricercatore.

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