Scimmie o ominidi. Chi siamo?

Ma siamo proprio sicuri che discendiamo dalle scimmie?
La somiglianza è forte ed anche il corredo genetico. Eppure.

Sebbene le forme mioceniche ancestrali siano poco note rispetto agli australopitecini, è stata attualmente documentata la comparsa dei primi ominidi, risalente ad almeno tra i 4,5 e 8 milioni di anni fa dai ritrovamenti fossili.

origine-uomo

Per quanto riguarda i processi evolutivi che hanno portato all’evoluzione dell’uomo, oggi sappiamo che sono in tutto e per tutto simili a quelli che hanno portato all’evoluzione di tutte le altre forme di vita. Cioè, da quel lontano antenato comune si sono evolute sia le scimmie antropomorfe attuali sia l’uomo seguendo un percorso costellato da vari stadi intermedi (i fossili ormai estinti) che può essere assimilato alle ramificazioni di un albero partendo dal tronco principale. Quindi, l’uomo è solo uno dei rami terminali che si sono evoluti da questo antenato comune, insieme alle altre scimmie antropomorfe. 

Quindi:

Prima di tutto va detto che anche la comune “credenza” che ci siamo evoluti dalle scimmie non è scientificamente corretta. Noi abbiamo un antenato in comune con le scimmie antropomorfe (scimpanzé, gorilla, orango e gibbone) che vivono oggi insieme a noi sulla terra ma l’uomo non deriva dalla scimmia..

Questo antenato visse intorno a sei milioni di anni fa e probabilmente aveva un aspetto più simile ad una scimmia di oggi che ad un uomo di oggi. Ma l’uomo non “discende dalla scimmia” come comunemente si dice.

Gli australopitecini e gli inizi del Miocene

l resti dei più antichi ominidi, oggetto di questo saggio, sono stati trovati in Africa e si situano lungo un intervallo geologico che va approssimativamente da 4 a l milione di anni fa.

Attualmente si riconoscono sette specie distinte di Australopithecus.
Gli australopitecini avevano un cervello relativamente piccolo, presentavano dimorfismo sessuale e denti grossi dallo smalto spesso, le dimensioni ridotte dei canini, una presunta arcata dentaria parabolica, la faccia corta e via dicendo presumibilmente non fabbricavano utensili in pietra ed erano bipedi.

La radiazione evolutiva delle scimmie del Miocene (avvenuta da 5 a 20 milioni di anni fa) costituisce senza dubbio la sorgente da cui scaturiscono gli ominidi e le scimmie antropoidi attuali.

Presumibilmente scimmie e ominidi si sarebbero separati 15÷20 milioni di anni fa.

Tuttavia, le lacune della documentazione paleontologica, specie nel tardo Miocene (da 5 a Il milioni di anni fa), ci impediscono di individuare precise relazioni evolutive tra le scimmie antropoidi del Miocene da un lato e gli ominidi e le scimmie antropoidi africane dall’ altro.

La ricerca di un antenato comune agli ominidi e alle scimmie africane viventi resta una delle maggiori sfide per la ricerca paleoantropologica; ogni indizio tende tuttavia a suggerire che tale creatura fosse una scimmia indifferenziata, forse simile allo scimpanzé

Homo Naledi

Una nuova specie scoperta in Sud Africa, l’Homo naledi, aggiunge un nuovo misterioso tassello alla nostra storia evolutiva. 

Rinvenuto nel 2013 in Sud Africa nella Dinaledi Chamber, caverna facente parte del complesso delle Rising Star caveHomo naledi è stato descritto come una nuova specie nel 2015. L’età dei reperti non è nota con sicurezza, anche se recenti ricerche datano i fossili ad un periodo compreso tra 335.000 e 236.000 anni fa.
Nella caverna sono stati ritrovati oltre 1.500 elementi fossili, appartenenti ad almeno 15 esemplari diversi, il che fa di Homo naledi la specie fossile meglio conosciuta nella linea evolutiva dell’Homo sapiens.
Questa specie, alta circa 150 cm, per 45 chilogrammi di peso, mostra caratteristiche intermedie tra Australopithecus e Homo: la morfologia del cranio, della mandibola e dei denti sono simili a quelli delle altre specie di Homo, ma le dimensioni del cervello, grande all’incirca come un’arancia, sono comparabili a quelle di Australopithecus.

Questo era senz’altro diverso sia dagli scimpanzè sia dall’uomo, e lo potremmo pure chiamare “scimmia” se non fosse che nel linguaggio comune con questa parola ci si riferisce implicitamente a una specie attuale.
A qualcuno non piacerà, ma la realtà è che l’uomo non deriva dalla scimmia. Homo naledi era sì molto primitivo, ma con caratteristiche anatomiche molto moderne.

la sua struttura cerebrale è molto simile a quella degli esseri umani, nonostante le sue dimensioni siano più piccole

Tratti, questi, che ricordano più alcune specie molto antiche e vissute attorno ai 2 milioni di anni fa (come l’Homo erectus o l’Homo habilis) e che avevano portato alcuni a collocare il naledi alla base dell’albero genealogico della famiglia umana.

Grazie alla cospicua quantità di resti rinvenuti è stato possibile per gli antropologi tracciare con un buon grado di dettaglio le caratteristiche anatomiche e cerebrali dell’Homo Naledi.
Ci sono essenzialmente due motivi che rendono Homo naledi così importante e lo caratterizzano anche rispetto agli altri trovati fino ad ora.
Finora credevamo che l’evoluzione del genere Homo (a cui anche noi, Homo sapiens, apparteniamo) avesse comportato lo sviluppo contemporaneo di un cervello grande, di abitudini alimentari moderne, di capacità di camminare sul terreno per lunghe distanze e la perdita della capacità di arrampicarsi sugli alberi. Come in un pacchetto.

Invece, Homo naledi ci dimostra che si può essere Homo anche con un cervello molto piccolo (solo 500 cc, contro i 1350 cc dell’uomo moderno) e conservando la capacità di arrampicarsi sugli alberi, come dimostrato dall’anatomia della spalla e dalle dita delle mani curve. 

L’unica ipotesi che possiamo proporre al momento è che Homo naledi deponesse intenzionalmente i propri morti in quella grotta. Non intendo con questo riferimi ad un rito funebre nel senso moderno del termine, ma al comportamento di portare i morti lontano dai vivi. Magari per proteggere i vivi dall’attacco dei predatori che potrebbero essere attratti dai corpi in decomposizione.

Ebbene, questo è un comportamento complesso che non credevamo fosse possibile per un ominide con un cervello piccolo come quello di Homo naledi.

La nostra specie si contraddistingue da tutte le altre specie animali per la complessità del nostro cervello e quindi per la capacità di mettere in pratica comportamenti molto complessi. Questi comportamenti hanno permesso all’uomo anatomicamente moderno di colonizzare tutto il mondo, cominciando circa 50.000 anni fa. É una caratteristica della nostra specie quella di modificare l’ambiente per renderlo adatto alle nostre “esigenze”

Questo ha portato a tutti i vantaggi e gli svantaggi che essere Homo sapiens comporta.

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