Perché le infezioni sessualmente trasmesse stanno aumentando?

Prima negli Stati Uniti, e poi anche in Europa. In tema di infezioni sessualmente trasmesse (Ist) viaggiamo sulla stessa onda: i casi, sia oltreoceano che dalle nostre parti, stanno aumentando. Parliamo in particolare delle infezioni di origine batterica, come gonorrea, clamidia e sifilide, che in Europa causano più di 300 mila infezioni l’anno. Un effetto in parte di certo riconducibile alla pandemia, in modo simile a quanto accaduto ad altre infezioni, complici le misure restrittive e l’attenzione concentrata su Covid-19, come ammettono le autorità sanitarie. Ma alcuni trend, per alcune di queste infezioni, si erano stabiliti ben prima della pandemia, come mostra per esempio il caso della sifilidesoprattutto negli Stati Uniti. Tanto da giustificare rinnovati appelli al sesso sicuro e alle diagnosi.


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Gonorrea, sifilide e clamidia: i sintomi

Le infezioni sessualmente trasmesse comprendono, tra le altre e oltre clamidia, gonorrea e sifilide, anche l’herpes simplex, la triconomiasi, l’hiv, l’hpv, e il vaiolo delle scimmie. Sono comunissime: per l’Oms, guardando alle Ist curabili (di cui fanno parte sifilide, gonorrea e clamidia) si parla di un milione di casi al giorno. Scendendo nel merito, si scopre che – concentrandoci solo all’Europa e limitandosi alle tre attenzionate dall’Ecdc – la clamidia da sola è responsabile di circa 216 mila casi l’anno (dati riferiti al 2022), la sifilide supera i 35 mila, e la gonorrea sfiora i 71 mila.

Casi che, dal punto di vista sintomatico, possono essere molto diversi tra loro, spiega Mazzotta: “Gonorrea, sifilide e clamidia si possono presentare in maniera piuttosto variegata da forme asintomatiche o paucisintomatiche, fino a forme complicate. Per esempio, la gonorrea può manifestarsi come uretrite negli uomini e cervicite nelle donne, ma spesso non presenta sintomi evidenti nelle donne, il che può portare a complicazioni non riconosciute e non trattate come la malattia infiammatoria pelvica, la gravidanza ectopica e l’infertilità. La sifilide può progredire attraverso diverse fasi, con sintomi che variano da lesioni cutanee e mucose generalizzate, a periodi di latenza asintomatica, fino al coinvolgimento del sistema cardiovascolare e nervoso. La clamidia può causare secrezione vaginale anormale, disuria (dolore e fastidio durante la minzione, nda) e sanguinamento intermestruale o post-coitale nelle donne, mentre negli uomini può presentarsi con secrezione uretrale e disuria”.

Il balzo in avanti delle infezioni sessualmente trasmesse

Clamidia, sifilide e gonorrea, sono aumentate rispettivamente di un sesto, un terzo e quasi la metà rispetto all’anno precedente e con un balzo in avanti evidente anche rispetto all’epoca prepandemica (qui tutti i dettagli nel report dell’Ecdc). Perché Covid-19 ha sì contribuito alla loro impennata, soprattutto con la riduzione dell’accesso ai servizi sanitari durante i lockdown, riprende Mazzotta, ma per spiegare l’andamento di queste infezioni è necessario allargare lo sguardo. “Il tipo di epidemie che via via si avvicendano sono strettamente collegate ai costumi della società. L’evoluzione verso un modello di relazioni sessuali più fluide e che riconosce e dichiara l’importanza e la centralità che la componente sessuale ha nella vita delle persone, è sicuramente una base più fertile per la circolazione delle infezioni connesse alle pratiche sessuali. Esattamente come la globalizzazione e la facilità di raggiungere in poco tempo l’altra parte del mondo ha permesso nel 2020 una rapida diffusione dell’infezione da SARS-CoV-2”.

L’aspetto sociale incide però anche con altre dinamiche, prosegue l’esperta: “Altre ragioni più preoccupanti connesse all’aumento delle IST sono ad esempio la stigmatizzazione connessa ancora oggi all’avere una infezione a trasmissione sessuale e la mancanza di educazione sulla salute sessuale. Questi aspetti possono impedire alle persone di cercare trattamento o di sottoporsi a test regolari per le IST, portando a un aumento della trasmissione. La mancanza di consapevolezza del proprio rischio si connette all’ignoranza riguardante i mezzi di prevenzione esistenti – dal condom, alle vaccinazioni utili e alle profilassi farmacologiche – e dunque al loro sottoutilizzo. Infine, per alcune IST, come ad esempio la gonorrea, esiste il problema della resistenza agli antibiotici, che rende tali infezioni difficili da trattare”.

Focus su educazione e test

Gli appelli lanciati dalle istituzioni sanitarie riportano l’attenzione sulle infezioni sessualmente trasmesse, ancora oggi, malgrado tutte le campagne di prevenzione e sensibilizzazione portate avanti negli ultimi decenni. Cosa manca per invertire la rotta? Prima di tutto continuare a investire in campagne di prevenzione, ma in maniera mirata, adattandole ai tempi, secondo Mazzotta: “Le nostre campagne di educazione sulla salute sessuale dovrebbero iniziare dalle scuole. Non possiamo ignorare che l’età di ‘debutto sessuale’ in tutti gli studi europei è in riduzione: i giovani iniziano ad avere rapporti sessuali sempre prima. Bisogna raggiungerli nei luoghi di ritrovo, ricreativi, non aspettare che vengano accompagnati dai genitori nei centri clinici a effettuare i controlli. Si dovrebbero invadere social media e app di incontri con messaggi di prevenzione e accesso ai test”.

Quello dei test è altro punto dolente. Tutto l’ecosistema che ruota intorno alle possibilità di test dovrebbe diventare il più accogliente possibile: dovrebbe diventare facile sapere che esistono, capire dove e quando è possibile farli. Un punto di partenza potrebbe essere l’European Test Finder, uno strumento che trova le strutture più vicine dove eseguirli, consigliano dagli Ecdc, invitando anche a immaginare test doppi per scovare più Ist, attività di recall da parte di medici e strutture sanitarie. “Avremmo bisogno di abbattere le barriere all’accesso ai test per i più giovani, prima fra tutte il costo degli esami di screening per le IST – solo alcune regioni virtuose li effettuano gratuitamente – e la necessità di consenso informato dei genitori, per esempio per il test HIV  conclude Mazzotta, non dimenticando il ruolo che spetta agli addetti ai lavori – La stessa classe medica e di operatori sanitari in generale dovrebbe conoscere meglio la prevenzione e terapia delle IST e imparare ad utilizzare uno stile comunicativo e un linguaggio non stigmatizzante nel trasmettere informazioni riguardo la salute sessuale”.

Via: Wired.it

(foto: Towfiqu barbhuiya su Unsplash)

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