Naltrexone: Potenziale terapeutico per long COVID e ME/CFS

Naltrexone: Potenziale terapeutico per long COVID e ME/CFS
Il Long COVID e il ME/CFS condividono una serie di sintomi, tra cui un’esaurimento debilitante. (simona pilolla 2/Shutterstock.com)

In una scoperta senza precedenti a livello mondiale, gli scienziati hanno riadattato un farmaco già esistente, il naltrexone, dimostrando il suo potenziale nel correggere le proteine difettose coinvolte nel long COVID. Questo farmaco, comunemente impiegato per trattare disturbi legati all’abuso di sostanze, potrebbe ora offrire speranza a milioni di persone affette da long COVID e ME/CFS.

Il long COVID, una condizione post-COVID-19, ha destato l’interesse della comunità scientifica per le sue somiglianze con la sindrome da fatica cronica, nota anche come encefalomielite mialgica/sindrome da fatica cronica (ME/CFS). Quest’ultima è spesso associata a sintomi debilitanti oltre alla fatica, portando circa un quarto dei pazienti a essere costretti a letto o a casa per lunghi periodi, secondo i Centers for Disease Control and Prevention.

Il team del National Center for Neuroimmunology and Emerging Diseases (NCNED) dell’Università di Griffith ha ampliato le proprie ricerche sul ME/CFS, dimostrando che il naltrexone potrebbe avere benefici anche per i pazienti con long COVID. Lo studio si è concentrato sui canali ionici, proteine che facilitano il passaggio degli ioni attraverso le membrane cellulari.

I canali ionici sono essenziali per numerosi processi corporei, ma nel ME/CFS e nel long COVID si è riscontrato un malfunzionamento di questi canali sulle cellule immunitarie. Il naltrexone, approvato negli Stati Uniti nel 1984 per trattare disturbi legati all’abuso di sostanze, è emerso come possibile soluzione per ripristinare la funzionalità di tali canali.

Attraverso l’elettrofisiologia, i ricercatori hanno confermato che il naltrexone può ripristinare la funzione dei canali ionici, consentendo agli ioni essenziali come il calcio di svolgere i loro ruoli biologici all’interno delle cellule immunitarie. Questo potrebbe avere un impatto significativo sulla salute dei pazienti affetti da long COVID e ME/CFS, per i quali attualmente mancano terapie efficaci.

La Professoressa Sonya Marshall-Gradisnik, direttrice del NCNED, ha annunciato che sono in programma due studi clinici per valutare l’efficacia del naltrexone a basso dosaggio, uno sui pazienti con long COVID e l’altro sui pazienti con ME/CFS. Il successo di questi studi potrebbe rappresentare una svolta per migliorare la qualità di vita di un vasto numero di individui affetti da queste condizioni croniche.

Lo studio è stato pubblicato su Frontiers in Immunology, gettando nuova luce sulle potenzialità terapeutiche del naltrexone per il long COVID e il ME/CFS.

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