L’influenza della lingua sulla percezione del tempo

L’influenza della lingua sulla percezione del tempo

Alcuni psicolinguisti sostengono che le nostre rappresentazioni mentali del tempo siano influenzate – forse persino vincolate – dalla lingua. (Renel Wackett/Unsplash)

Un diagramma di flusso dell’invecchiamento umano può variare a seconda della cultura e della lingua. Mentre molte persone immaginano il tempo che scorre da sinistra a destra, seguendo l’ordine naturale della scrittura in lingue come l’inglese, ci sono altre lingue, come l’arabo e l’ebraico, che organizzano il tempo da destra a sinistra. Allo stesso modo, le lingue che utilizzano la scrittura verticale, come quelle dell’Asia orientale, possono influenzare la percezione del tempo, con alcune persone che immaginano il tempo che scorre verso il basso verticalmente. Un esempio interessante è la lingua parlata dalla comunità aborigena australiana di Pormpuraaw, che utilizza i punti cardinali per descrivere il tempo. Le storie raccontate da questa comunità seguono un flusso di tempo che può sembrare strano per chi non è abituato: il tempo scorre da sinistra a destra quando si guarda a sud, da destra a sinistra quando si guarda a nord, verso il corpo quando si guarda a est e lontano dal corpo quando si guarda a ovest. Questo dimostra come la lingua possa influenzare la nostra rappresentazione mentale del tempo. Un esempio cinematografico di queste idee è il film “Arrival” del 2016, in cui gli alieni hanno una percezione non lineare del tempo. Anche nella vita reale, ci sono differenze nella percezione del tempo tra le lingue. Ad esempio, nella maggior parte delle lingue, il passato è descritto come qualcosa che è alle spalle, mentre il futuro è davanti a noi. Tuttavia, per il popolo indigeno Aymara del Sud America, la loro lingua indica che il passato è davanti a loro e il futuro è dietro. Inoltre, uno studio condotto nel 2017 ha suggerito che i parlanti bilingue possono pensare al tempo in modo diverso a seconda della lingua che utilizzano. Ad esempio, i parlanti di inglese e svedese tendono a utilizzare distanze fisiche per spiegare la durata degli eventi, mentre i parlanti di greco e spagnolo tendono a misurare il tempo facendo riferimento a quantità fisiche. Questo dimostra come l’apprendimento di una nuova lingua possa influenzare la nostra percezione del tempo. Questo campo di studio, noto come relatività linguistica o ipotesi di Sapir-Whorf, sostiene che la lingua parlata da una persona possa influenzare la sua percezione del mondo e i suoi processi cognitivi. Mentre ci sono critiche a questa teoria, esplorare queste idee ci aiuta a mettere in discussione i nostri preconcetti e a ricordarci che il nostro modo di vedere il mondo non è necessariamente universale.

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