Le Piramidi d’Egitto: Verità e Miti

Le Piramidi d’Egitto: Verità e Miti
Secondo la teoria, la piramide è una capsula del tempo. (AlexAnton/Shutterstock.com)

Le piramidi in Egitto, antiche strutture ricoperte di geroglifici e contenenti i corpi mummificati dei faraoni, continuano ad attirare molte teorie del complotto. Grazie alle nuove tecniche di imaging, stanno emergendo camere perdute che aggiungono mistero a queste imponenti costruzioni. Non sorprende che siano oggetto di speculazioni, alcune delle quali piuttosto fantasiose.

Una delle teorie del complotto più recenti circolanti su X (Twitter) propone un’interpretazione insolita: le piramidi mostrerebbero segni di erosione da un grande diluvio e sarebbero state create come una sorta di capsula del tempo per sopravvivergli. Questa teoria, sebbene suggestiva, si scontra con le spiegazioni più accreditate fornite dagli archeologi.

Le piramidi, nella loro forma attuale, sono il risultato di secoli di esposizione agli agenti atmosferici e all’azione dell’uomo. I grandi blocchi visibili alla base delle piramidi erano originariamente coperti da pietre di rivestimento in calcare, che conferivano loro un aspetto liscio e uniforme. Nel corso del tempo, queste pietre sono state rimosse e riutilizzate per altre costruzioni, lasciando i blocchi sottostanti esposti.

Coloro che sostengono che le piramidi siano state erose da un grande diluvio devono affrontare diverse sfide. Innanzitutto, dovrebbero spiegare perché non esistono prove geologiche di un tale evento e perché le datazioni archeologiche indicano un’origine diversa per queste maestose strutture.

Le datazioni delle piramidi sono state effettuate attraverso metodi accurati e approfonditi. Gli archeologi hanno condotto studi dettagliati sulla posizione delle piramidi nell’evoluzione dell’architettura egizia e della cultura materiale, che si estende su un arco temporale di 3.000 anni. Questo approccio multidisciplinare fornisce una visione completa dell’egittologia e dell’archeologia egizia.

Le prove scientifiche raccolte da esperti come Mark Lehner dell’Oriental Institute dell’Università di Chicago e Thomas Higham della Scuola di Archeologia dell’Università di Oxford confermano la datazione accurata delle piramidi. L’ipotesi di un’antica capsula del tempo creata per resistere a un diluvio per millenni non trova riscontro nei fatti e nelle evidenze archeologiche.

Sebbene le piramidi non siano antiche capsule del tempo, la Grande Sfinge potrebbe aver iniziato a formarsi migliaia di anni fa attraverso processi naturali come l’erosione del vento. Queste scoperte scientifiche offrono uno sguardo affascinante su come le antiche civiltà potrebbero aver interagito con l’ambiente desertico dell’Egitto e immaginato creature leggendarie come la Sfinge.

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