“Lasciatemi fare il papà”. Storie di padri separati

Parliamo sempre del ruolo fondamentale che una madre ricopre nella vita del proprio bambino, spesso dimenticandoci che altrettanto importante è il ruolo di papà. Una premessa, questa, doverosa per affrontare quelli che sono le condizioni allarmanti e tragiche che riguardano in prima persona i padri separati, costretti a vivere in condizioni di disagio che minano la stabilità emotiva familiare e personale, e che impediscono lo svolgimento del loro ruolo.

Il grido dei papà separati è disarmante. È forte, altre volte soffocato, ma ugualmente forte e dilaniante. È un grido di aiuto necessario che non possiamo più ignorare perché anche loro hanno il diritto di essere genitori, di fare i papà. Ma i dati non sono rassicuranti: in Italia aumentano i nuovi poveri e tra questi ci sono anche loro.

Secondo i dati raccolti dalla Caritas, il 46% dei poveri in Italia sono proprio loro, i padri separati e non collocatari, i quali quindi a seguito della separazione hanno visto i loro figli andare a vivere stabilmente con la madre. E sono sempre loro che, costretti a vivere in condizioni precarie, a volte anche senza un tetto sulla testa, si vedono obbligati a rinunciare al ruolo che per natura gli appartiene.

Lo fanno perché si vergognano, perché sanno di non poter garantire una vita dignitosa ai loro bambini. Perché non possono neanche permettersi di portarli a casa loro e di giocare, parlare e vivere delle esperienze condivise. Non possono farlo perché non hanno una casa.

Sono 800000 in Italia i papà separati o divorziati che vivono sulla soglia di povertà, più della metà di loro non riesce neanche a sostenere le spese relative ai beni di prima necessità. Alla base delle difficoltà economiche c’è l’assegno di mantenimento per i figli, che molto spesso è al di sopra delle reali capacità dei padri, considerando anche il fatto che nella maggior parte dei casi sono loro a lasciare il tetto familiare per lasciarlo alla madre e al bambino.

L’Unione Padre Separati, che dà voce alla categoria, spiega che il 70% dei padri coinvolti in una separazione devono fare i conti con la spesa di una nuova abitazione, al quale poi si aggiunge, appunto, quella del mantenimento. Che su uno stipendio di 1400 euro, l’assegno può arrivare anche a 700 euro per ogni figlio. Di conseguenza quello che resta deve bastare sia per altre spese da sostenere per i bambini, sia per il sostentamento personale. Ma come mai la legge interviene per ristabilire l’equilibrio e garantire una pari genitorialità?

A spiegarci nel dettaglio la situazione, che di mancanze ne ha fin troppe, ci ha pensato l’avvocato Valentina Ruggiero, esperta in diritto di famiglia, minorile e diritto accessorio, nonché volontaria per oltre dieci anni per Telefono Rosa e presidente dell’Osservatorio sul diritto di Famiglia.

“I fatti di cronaca ci dicono già tutto, i padri separati vivono in situazioni di estrema difficoltà, costretti anche a vivere in auto perché non possono permettersi l’affitto di una casa” – ci spiega l’avvocato Ruggiero – E questo è intollerabile per una società civile, senza considerare le evidenti implicazioni genitoriali: come fa un padre che vive così a trascorrere del tempo con il proprio figlio?”.

“Il lavoro da fare è tanto e il giudice, in prima persona, ha l’obbligo e il dovere di valutare bene le spese dei coniugi quando c’è parità salariale. Per esempio, se le donne restano nella casa che un tempo apparteneva a tutta la famiglia, il giudice non può ignorare che l’uomo deve anche farsi carico dell’affitto di una nuova casa”.

E questo ci fa capire che ci troviamo davanti a una discriminazione tra le figure genitoriali che è necessario fermare affinché venga compreso che, in ogni caso, bisogna garantire la presenza della figura paterna al bambino, perché questa è rilevante quanto quella materna.

“Alla fine il rischio più concreto che mai è quello di far soffrire i bambini e di compromettere la loro stabilità emotiva” – aggiunge l’avvocato Ruggiero – “I papà che vivono in queste condizioni si ritrovano a dormire in case provvisorie o alloggi di fortuna all’interno dei quali i bambini non troverebbero mai una certa stabilità”.

“Per questo è necessario che vengano valutati tutti gli interessi che ci sono in ballo durante la separazione, soprattutto quello dei minori. Occorre necessariamente garantire la dignità di tutte le parti prese in causa: è vero che è fondamentale che un minore viva in una casa e in un’atmosfera stabile, ma il prezzo da pagare non può essere quello di rinunciare all’affetto e alla presenza di un padre” ,spiega l’avvocato Ruggiero.

E in effetti, un padre che si ritrova senza più una casa, e senza un sostentamento economico che gli permette di comprare qualcosa al figlio e di provvedere a lui e a se stesso, si sente inevitabilmente colpito nella dignità e privato di quel ruolo che invece è suo. L’avvocato ci spiega quindi che è necessaria una modifica della normativa in materia, anche se le cose per fortuna stanno cambiato anche grazie al supporto e alla presenza costante degli avvocati familiaristi nei singoli casi.

Nel resto d’Europa per esempio la situazione è diversa, e sicuramente più attenta affinché la bigenitorialità sia garantita. In Italia, invece, c’è ancora da fare.

“In realtà abbiamo fatto molti passi avanti” – specifica l’avv. Ruggiero – “ma dobbiamo sempre prestare attenzione alle dovute cautele. Io mi batto sempre per garantire un supporto ai papà separati, soprattutto quando le condizioni economiche rischiano di compromettere la loro dignità di persona, e di conseguenza come padre. E devo dire che la discriminazioni genitoriale è diminuita rispetto a dieci anni fa. In tribunale si è abbastanza equiparata, se pensiamo al fatto che il giudice va sempre a fondo nelle situazioni e, se queste lo richiedono, consentono il collocamento al padre considerato accudente”

“Anche i servizi sociali e i consulenti tecnici di uffici sono diventati molto più aperti nei confronti del collocamento dei minori. Ci stiamo avvicinando alle norme europee che, sicuramente, sono molto più allineate rispetto ai bisogni di tutti i membri della famiglia e che riconoscono l’uguale importanza dei ruoli genitoriali”, conclude l’avvocato Ruggiero.

Tutelare la figura del genitore non affidatario, quindi, resta una priorità in Italia nei casi dei divorzi. Questo è necessario non solo per i papà e i loro ruoli, ma anche per i minori che rischiano di perdere la figura paterna che, come abbiamo visto, è fondamentale e rilevante, tanto quanto quella materna. Riconoscere la bigenitorialità è quindi il primo passo per cambiare le cose e per far sì che gli uomini separati siano in grado di continuare a essere dei papà.

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