Il ruolo genetico di APOE4 nell’Alzheimer

Il ruolo genetico di APOE4 nell’Alzheimer
La variante genetica in questione si chiama (Kateryna Kon/Shutterstock.com)

Un recente studio ha evidenziato che una variante genetica precedentemente considerata solo un fattore di rischio per lo sviluppo della malattia di Alzheimer potrebbe effettivamente essere una delle cause genetiche della condizione. Il gene coinvolto è chiamato APOE, con la specifica variante APOE4. Questo gene, situato sul cromosoma 19, codifica per una proteina chiamata apolipoproteina E, che svolge un ruolo nel trasporto di grassi come il colesterolo nel flusso sanguigno.

Secondo il Professor Jonathan Schott, Chief Medical Officer presso Alzheimer’s Research UK, ereditare determinati geni può aumentare il rischio di sviluppare l’Alzheimer. Tra questi, il gene più noto è APOE, che presenta tre varianti: APOE2, APOE3 e APOE4. Ognuno di noi eredita due copie di APOE, una da ciascun genitore, dando luogo a diverse combinazioni genetiche. Mentre APOE2 riduce il rischio e APOE4 lo aumenta, APOE3 è considerata la forma neutra e più comune.

La distinzione tra geni che causano direttamente la malattia di Alzheimer e quelli che influenzano il rischio di svilupparla è fondamentale. Mentre i geni APP, PSEN1 e PSEN2 sono associati alla prima categoria, APOE4 è stato inizialmente classificato nella seconda. Tuttavia, nuove evidenze suggeriscono che potrebbe essere considerato un fattore causale anziché solo un fattore di rischio.

Uno studio condotto nel 2021 su lieviti e cellule umane ha indicato un possibile ruolo di APOE4 nel metabolismo dei lipidi. In un ampio studio recente, i ricercatori hanno dimostrato che le persone con due copie di APOE4 sviluppano cambiamenti tipici dell’Alzheimer nel cervello entro i 60 anni, con un rischio maggiore di demenza a un’età più giovane rispetto a coloro con altre combinazioni di APOE.

La Dott.ssa Reisa Sperling, autrice dello studio, ha sottolineato l’importanza di individuare e affrontare questo gruppo a rischio prima che i sintomi si manifestino. Tuttavia, ha chiarito che non è una condanna inevitabile per coloro con una predisposizione genetica.

Il team di ricerca ha esaminato come l’eredità di due copie di APOE4 influenzi i biomarcatori dell’Alzheimer. Utilizzando dati provenienti da donatori di cervello e coorti cliniche multicentriche, è emerso che i soggetti con due copie di APOE4 mostravano livelli più elevati di biomarcatori amiloide e tau rispetto a quelli con APOE3.

Questi individui avevano un’alta probabilità di sviluppare livelli anormali di amiloide nel liquido cerebrospinale e scansioni amiloidi positive intorno ai 65 anni, con l’inizio dei sintomi dell’Alzheimer a un’età media di 65,6 anni, circa 7-10 anni prima rispetto a coloro con APOE3.

Il Professor Tara Spires-Jones ha sottolineato che le persone con due copie di APOE4 sono quasi certe di sviluppare l’Alzheimer se sopravvivono abbastanza a lungo, evidenziando l’importanza di considerare la genetica nella prevenzione e nel trattamento della malattia.

Sebbene alcuni esperti siano scettici riguardo alla classificazione di APOE4 come una forma genetica distinta dell’Alzheimer, il Dott. Richard Oakley ha evidenziato che questa variante potrebbe giocare un ruolo significativo nello sviluppo della malattia, suggerendo una nuova prospettiva.

Le implicazioni dello studio indicano la necessità di considerare la genetica individuale nella prevenzione e nel trattamento dell’Alzheimer. Tuttavia, il Professor David Curtis ha sottolineato che, nonostante le differenze genetiche, i processi di malattia sottostanti sembrano simili in tutti i casi di Alzheimer, suggerendo che le strategie di trattamento dovrebbero essere ampie.

Guardando al futuro, la ricerca fondamentale sull’interazione tra geni e Alzheimer è cruciale per sviluppare approcci personalizzati e terapie efficaci. Il Professor Spires-Jones ha enfatizzato l’importanza di comprendere meglio come i geni influenzino la suscettibilità alla malattia con l’avanzare dell’età.

Lo studio, pubblicato su Nature Medicine, apre nuove prospettive sulla comprensione dell’Alzheimer e sull’importanza di considerare la genetica individuale nella lotta contro questa malattia neurodegenerativa.

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