Egitto: 3) Le Piramidi, la Sfinge – I misteri.

TRENTA ANNI PER UNA PIRAMIDE

Ma siamo proprio sicuri che le Piramidi e la Sfinge le abbiano costruite gli egiziani?

Si sta accumulando una mole di prove scientifiche che minano profondamente le idee preconcette sulla storia dell’Antico Egitto e, indirettamente, della civiltà umana in generale.

Il semplice fatto che nessuno, per un secolo, abbia messo in discussione ciò che si insegna sui libri di storia, al riguardo dell’età delle piramidi, non implica che sia la verità definitiva.
Anzi, è arrivato il momento di introdurre una nuova ipotesi di lavoro per lo scenario preistorico, che riesca a risolvere una serie “enigmi”.

Le tracce di insediamenti lungo il Nilo sono molto antiche e si calcola che l’agricoltura (in particolare la coltivazione di grano e orzo) abbia fatto la sua comparsa in quelle regioni intorno al 3500 a.C . Gli Egizi della IV Dinastia (attorno al 2600 a.C.), a cui si attribuisce la paternità della più grande e sofisticata opera in pietra della storia, in realtà, non lasciarono alcuna testimonianza scritta in proposito. Difficile immaginare che in soli 1000 anni  abbiano acquisito conoscenze tali da costruire opere così maestose e complesse che oggi vengono costruite solo al computer e con alta tecnologia.

Nessuno sa chi c’era 12.000 anni fa.

Contenuto

  1. Dal racconto di Erodoto
  2. La Grande Piramide – Cheope
  3. Le misure della Piramide
  4. La provenienza delle pietre
  5. Il trasporto delle pietre
  6. Levigazione delle pietre
  7. Le Pietre Veliche d’Egitto
  8. Strani ritrovamenti
  9. Orologio indietro nel tempo
  10. La verità dai pollini?
  11. Il mortaio misterioso
  12. Il trono meteoritico
  13. Il volto  della Sfinge
  14. Il corpo della Sfinge
  15. Le stele dell’Inventario
  16. La costellazione di Orione
  17. Indicatore equinoziale
  18. L’origine degli Dei
  19. Il Papiro regio di Torino
  20. Ultime coincidenze
  21. Conclusione


In un celebre passo delle sue ‘Storie’ Erodoto racconta:

Cheope li ridusse alla più estrema miseria e comandò che tutti lavorassero a trasportare pietre dalle cave del Monte Arabico (Sinai) fino al Nilo, a ricevere le pietre trasportate con imbarcazioni attraverso il fiume e a trascinarle verso il Monte Libico. Lavorano a 100.000 uomini per volta, ciascun gruppo per tre mesi. E per il popolo trascorsero 10 anni di stenti, nella costruzione della strada lungo la quale trascinavano le pietre e delle stanze sotterranee sull’altura (di Giza) su cui sorgono le piramidi, che fece costruire su un’isola dopo avervi condotto intorno un canale derivato dal Nilo.
Per la Piramide dicono che passarono 20 anni. Essa venne eretta a guisa di gradinate; dopo che l’ebbero costruita in tal forma, elevavano le pietre rimanenti con macchine, alzandole da terra sul primo ordine di gradini; qui venivano collocate su un’altra macchina e tratte sul secondo gradino, e così via.
Furono quindi ultimate prima le parti più alte della piramide, e per ultima la base.
Sulla piramide è indicato quanto fu speso in ravanelli, cipolle ed aglio per gli Egiziani che vi lavoravano: 6.000 talenti.

CHEOPE

Le fonti 

Della più grande, Cheope, le notizie si basano esclusivamente sul ritrovamento di geroglifici su alcune pietre all’interno della piramide che assomigliano al sigillo del faraone, e alla testimonianza di Erodoto che vide i monumenti nel V° secolo a. C., cioè più di 2000 anni dopo che erano stati costruiti. Nonostante il fatto che nessun corpo fu mai trovato all’interno delle sue stanze ben sigillate, gli egittologi persistono nel considerare valido il racconto di Erodoto l’unico collegamento storico tra la IV dinastia e la Grande Piramide.

Alcuni studiosi sostengono che è insostenibile pensare che l’artefice della più grande tomba della storia abbia lasciato la propria firma soltanto in un angolo sperduto, con dei segni pitturati che possono essere stati aggiunti in qualsiasi epoca. Infatti i geroglifici erano disegnati rovesciati o con errori di grammatica, segno evidente di contraffazione.

Tutte le prove archeologiche che rimandano alla IV dinastia sono intrusive: stele, bassorilievi con geroglifici, vasellame e statue furono sempre trovati all’esterno delle piramidi, nei numerosi complessi funerari (mastabe) attigui ai colossi di pietra, costruiti con tecniche più semplici e compatibili con i mezzi limitati di 4500 anni fa.

Le spiegazioni tradizionali suggeriscono che strumenti ordinari e primitivi combinati con straordinarie imprese dello sforzo umano hanno reso tutto possibile.

indietro2

Le misure

Sono sbalorditive le dimensioni e la precisione delle misure.
Il suo volume è trenta volte superiore a quello dell’ Empire State Building di New York. Al suo interno può contenere tranquillamente l’ immensa Cattedrale di S. Pietro in Roma ed altre chiese.
La sua altezza è stata stimata intorno ai 145 mt e 75 cm, ma originariamente raggiungeva i 150.
Il lato est di 230 mt e 39,05 cm. Il lato ovest di 230 mt e 35,65 cm.
I 4 angoli alla base misurano 90°3’2″-89°56’29”-89°59’58”-90°33″.
Ogni misura differisce dall’altra con un margine d’errore dello 0,1 per cento, un risultato da far invidia ad un edificio di piccole dimensioni dei nostri giorni.

Gli egizi del III millennio a.C., poi, pur essendo architetti formidabili, erano pessimi matematici. Come fu possibile una tale precisione nei calcoli? E soprattutto come fu possibile superare alcuni problemi tecnici cruciali come: il sollevamento di enormi massi e il taglio e levigatura delle pietre?

Il soffitto a incorbellamento della Grande Galleria e il tetto della Camera del Re Cheope, sono gravati da un peso mai sperimentato fino ad allora. E i particolari costruttivi degli interni denotano una capacità di spostare blocchi di decine di tonnellate in spazi ristrettissimi, con piccola manodopera.

Tanto che qualcuno al di fuori della comunità scientifica classica riconosce che le grandi piramidi non potevano essere soltanto le tombe dei faraoni.

Il suo peso consta in 6 milioni e mezzo di tonnellate di blocchi di granito del peso di circa 20 tonnellate ciascuno; in alcuni casi superano le 100 tonnellate.
Secondo stime affidabili, la Piramide consiste di un totale di circa 2.300.000 blocchi.

Da qualsiasi punto la si osservi, concluso lo stupore, quasi tutti si fanno sempre la stessa domanda: come hanno fatto a costruirla?  Per millenni è rimasta senza risposta l’enigma su come realmente fossero spostati gli enormi blocchi di calcare dal peso di 80 tonnellate di una delle più grandi meraviglie del mondo.

indietro2

Da dove arrivano i blocchi di pietra?

egittocanaliIl primo enigma che sorge quando ci apprestiamo a sciogliere questo intreccio di misteri riguarda il luogo dove era situata la cava di pietra dalla quale vennero estratti i blocchi.
Le pietre sono di calcare e granito. Larga parte della costruzione è in calcare proveniente da Tura, a oltre 12 chilometri di distanza da Giza, mentre il granito usato nelle camere interne proviene da Aswan, a 857 chilometri a sud dell’altopiano a sud di Giza. 
Come fecero allora a trasportare più di sette milioni di tonnellate di roccia per così tanti chilometri?  L’unica ipotesi degna di essere presa in considerazione è che i blocchi siano stati trasportati con barche e chiatte lungo il Nilo, e, del resto, non ci sono altre possibilità. E poi trascinati.

papirocheopeIn realtà l’unico documento a disposizione è stato rinvenuto in un rotolo di papiro antico che offre una visione assai avanzata del trasporto fluviale egizio. Il documento scritto da Merer, un sovrintendente responsabile di una squadra di 40 operai di élite, descrive nel dettaglio come vennero spedite le pietre calcaree dalla valle di Tura a Giza. Migliaia di lavoratori specializzati trasportarono 170.000 tonnellate di calcare lungo il Nilo in barche di legno tenute insieme da corde, attraverso un sistema di canali capace di raggiungere un porto interno a pochi metri dalla base della piramide. Barche che ricordano proprio la barca cerimoniale che è stata trovata nelle vicinanze della Grande piramide, realizzata con tavole tenute insieme da corde, probabilmente destinata a traghettare Cheope nell’aldilà. 

Se così fosse è da ritenere probabile che qualche chiatta fosse affondata col suo carico durante i suoi 30 anni della sua costruzione. Ma ad oggi non c’è testimonianza di ritrovamento di alcun blocco nel Nilo, né di canali attorno alla piramide.

indietro2

Il trasporto delle pietre. 

Molteplici furono i tentativi di dimostrare la fattibilità dell’opera con le conoscenze di allora, ricorrendo alle costruzione di svariate macchine come argani di sollevamento, con pulegge e montacarichi di legno, rampe, o il fantomatico “elevatore oscillante”, sia perché non si ha traccia di carrucole o ruote tra i reperti archeologici, sia perché tali metodi sarebbero troppo lenti.

rampaegizianaTuttavia recentemente ricercatori dell’Istituto Francese di Archeologia Orientale e dell’Università di Liverpool, iniziati nel 2012, insistono su una fantomatica rampa. Sarebbero state trovate tracce di una rampa in un’antica cava nei pressi del sito di Hatnub, a sud est di Amarna, a nord di Luxor e a quasi 300 chilometri dalla Giza che ospitava il famoso complesso delle tre piramidi.
La rampa realizzata dagli egizi era coronata da due scale a destra e sinistra, sorta di gradini costellati da fori. In quei fori si suppone venissero inseriti pali di legno, così da accelerare lo spostamento, facendo rotolare sopra e scivolare gli enormi blocchi di pietra trainati.
Secondo gli archeologi, grazie al sistema ideato le grandi pietre potevano essere spostate anche davanti a pendenze del 20%: era così che probabilmente venivano estratte dalla cava e trascinate con un sistema fatto di corde tirate dagli schiavi. Rimanendo sui gradini della rampa gli operai potevano utilizzare corde e carrucole lungo i fianchi dei blocchi e dunque girare intorno al materiale con più facilità mentre spingevano e tiravano. 

Tale rampa a rulli o scale di legno è da scartare se priva di cerchiature metalliche per fare rotolare i massi, inefficienti su terreno sabbioso, per di più in un paese povero di legname resistente adatto allo scopo.

Come potevano pali di legno sopportare il peso di una pietra dal peso di 40 tonnellate . Come potevano gli schiavi trainare  con corde pietre anche di 100 tonnellate. 

Ma seguendo il ragionamento della rampa, se il piano fosse orizzontale, basterebbe dare una spintarella al blocco per vederlo levitare su questa magica rampa scivolosa.

Erodoto racconta: ….. elevavano le pietre rimanenti con macchine, alzandole da terra sul primo ordine di gradini; qui venivano collocate su un’altra macchina e tratte sul secondo gradino, e così via.

Per un blocco di 40 t risulta e un tiro di 12 t, che, ripartito su operai dalla forza media di 12 kg ciascuno, fa circa 1.000 persone. Obiettivamente troppi (per problemi di manovra e di sovraccarico della rampa). Per blocchi di 70 tonnellate sarebbero stati necessari 1500 – 1800 schiavi che non solo non possono girare ad angolo retto tra un gradino e l’altro, ma producono un ulteriore sovraccarico distribuito, superiore a 100 t, estremamente gravoso per una struttura. Resta ancora il mistero sulle macchine dei gradini superiori che dovevano sopportare il peso delle pietre e superare  pendenze anche del 20%.

indietro2

Le “Pietre veliche d’Egitto”

bastoneegizianoUn antico racconto di un antico storico e geografo arabo suggerisce che gli egiziani usassero il suono per trasportare enormi blocchi di pietra. Conosciuto come Erodoto degli Arabi, registrò una leggenda secolare nel 947 d.C.

Secondo Mysterious Universe, la leggenda dice così:

“Quando costruirono le piramidi, i loro creatori posizionarono con cura ciò che era descritto come magico papiro sotto i bordi delle possenti pietre che dovevano essere usate nel processo di costruzione.
Poi, uno ad uno, le pietre furono colpite da ciò che era curiosamente, e piuttosto enigmaticamente, descritto solo come un’asta di metallo. 
Ecco, le pietre iniziarono lentamente ad alzarsi in aria e – come soldati diligenti che seguono indubbiamente gli ordini – procedettero in modo lento, metodico, a file singole un numero di piedi sopra un sentiero lastricato circondato da entrambi i lati da simili, aste di metallo misteriose.”

Abbiamo visto tutti divinità egiziane come Anubi, in piedi con una strana asta in mano come nella foto accanto.

Si chiama Was-sceptre, un bastone con una base a forcella e sormontato da una testa a punta a forma di canino stilizzato o di un altro animale.
L’asta è sottile e perfettamente diritta e associata ad altri oggetti misteriosi come l’Ankh e il Djed. Erano semplicemente simbolici o avrebbero potuto essere strumenti di qualche tipo?

indietro2

La levigazione delle pietre.

Gli scalpelli primitivi di rame sono forse sufficienti a incidere e scavare una roccia sedimentaria come il calcare, con un lavoro paziente. Mentre non sono stati ritrovati strumenti adatti per la squadratura geometrica di grandi blocchi di granito. E’ certamente possibile spezzare la roccia forzando una fessura naturale con un cuneo di legno che si dilata impregnandosi d’acqua. Ma qui si parla di tagli millimetrici. 

cassagranitoAll’interno della camera principale della Grande Piramide c’è una cassa di granito. Quella che all’inizio sembra essere una caratteristica del tutto normale di questo tipo di struttura diventa poi straordinaria. La realtà è che la cassa è un pezzo di granito finemente intagliato. Gli egiziani non avevano modo di far passare il pezzo grosso attraverso il passaggio. Questo suggerisce che la Grande Piramide è stata potenzialmente costruita intorno alla cassa piuttosto che il contrario.

Il sarcofago del re nella piramide di Cheope è fatto di granito rosso. Tale granito è ancora oggi molto difficile da lavorare con le moderne tecnologie. La diorite non si può lavorare nemmeno con il ferro; ciò nonostante è stata finemente modellata nella splendida statua di Chefren, presumibilmente con uno strumento più duro.

Sono state rinvenute tracce di lavorazione che lasciano spazio a varie ipotesi. Occorre notare che la conoscenza del ferro non sia attribuibile agli antichi Egizi.
Bisognerebbe usare una sega abbastanza lunga e rigida (magari di bronzo, purtroppo non disponibile nell’Antico Regno) ed un abrasivo come la sabbia di quarzo, per ottenere un risultato simile a quello che si ottiene, ad esempio oggi, nel taglio del marmo (usando una sega a filo liscia e smeriglio).

Eppure gli antichi egizi lavoravano con grande facilità il granito e la diorite, rocce ignee tra le più dure esistenti in natura, formate da una miscela di diversi minerali tra cui quarzo.

Questo parallelepipedo di granito, intagliato esternamente alla perfezione, è stato scavato all’interno in un modo che ha sconcertato l’egittologo del XIX secolo Flinders Petrie: “devono aver usato un cilindro perforatore rotante, sul quale andrebbe esercitata una pressione enorme, superiore a 1 t.”

Ciò non può essere ottenuto, ovviamente, con un cilindro di rame azionato a mano e sabbia di quarzo, come vorrebbero gli egittologi ufficiali.

Ovviamente, una simile tecnologia non è raggiungibile con i mezzi di 4500 anni fa.

indietro2

STRANI RITROVAMENTI

Un passo avanti significativo sarebbe quello di riconsiderare, almeno, le conoscenze metallurgiche normalmente attribuite agli Egizi, contraddette da alcuni oggetti di bronzo e da una lamina di ferro ritrovati in un condotto della Grande Piramide.

  • Una vasta produzione di vasellame in diorite, basalto e quarzo rinvenuta a Saqqara e a Naqada, risalente ad epoca predinastica (4000 a.C.), è ancora più inconcepibile.
  • Diverse coppelle sono incise con iscrizioni nettissime spesse 0,16 mm (prodotte perciò con punte resistentissime da 0,12 mm).
  • Vasi, anfore e altri oggetti comuni sono arrotondati e modellati con simmetria in un modo che si può ottenere solo con la lavorazione al tornio, presentano una superficie perfettamente levigata, quasi lucida.
  • Una lente di cristallo è talmente perfetta da sembrare molata meccanicamente.
  • Alcuni recipienti hanno un elegante collo allungato e sottilissimo, e sono internamente cavi: questo significa che la roccia è stata scavata da fuori, attraverso un’apertura che non permette nemmeno il passaggio di un dito, un’operazione che anche oggi è semplicemente impossibile.

Questi, rinvenuti nel XIX secolo, furono “smarriti“, e saltarono fuori dai sotterranei di un museo nel 1993.

indietro2

OROLOGIO INDIETRO NEL TEMPO.

manettoneChe dire poi della “AEGYPTICA” DI MANETONE.
Manetone era un sacerdote Egizio vissuto nel III secolo a.C., al quale il secondo regnante della stirpe dei Tolomei chiese di stilare una storia del suo paese, scritta in greco.
A noi non è arrivata nessuna copia del lavoro di Manetone, sono arrivati solo gli stralci copiati da storici di epoche successive, dal cui confronto si è cercato di risalire al testo originale.
Anche Manetone, come le altre fonti originali, prima di iniziare l’elenco dei re “storici”, riporta informazioni relative ad un periodo nel quale avrebbero governato i semidei e poi i Re Horus, per un periodo di 13.130 anni, seguiti da un lungo elenco di re predinastici per altri 13.777 anni, un totale di circa 27.000 anni prima di Menes, il primo Re della I dinastia.

Inoltre, una stele ricoperta di geroglifici risalenti alla XXI dinastia (I millennio a.C.) conferma tutti i sospetti.
La Stele dell’Inventario, trovata da Mariette nel 1850, è una copia posteriore di un originale eretto da Cheope per commemorare i suoi restauri al Tempio di Iside: egli sostiene che molto tempo prima del suo regno, esisteva già la Casa della Sfinge accanto alla Casa di Iside, Padrona della Piramide (presumibilmente la Grande), e che fece costruire la propria piramide e quella della figlia Henutsen, ai piedi di quella di Iside.

Quindi un documento storico autentico afferma che la tomba di Cheope è una delle 3 modeste piramidi minori: un fatto troppo scandaloso per gli egittologi che lo scartano come un’opera di narrativa inventata, poiché troppo recente. Mentre al contrario si da credito alle storie di Erodoto, che narrano fatti accaduti 2000 anni prima.

indietro2

LA VERITA’ DAI POLLINI ?

Ammettiamo che le Piramidi sono state costruite in 20 anni utilizzando 20.000 uomini e milioni di blocchi di pietra, nel periodo che finora si pensava cioè 2.500 anni prima di Cristo.
Qualcos’altro proverebbe al contrario la loro edificazione almeno 8.000 anni prima!

Dispiace moltissimo per tutti quelli che hanno scritto fiumi di parole e libri a non finire, ma purtroppo le analisi chimico/fisiche sui residui pollinici trovati sui blocchi più interni delle tre piramidi parlano chiaro 12.500 – 13.000 anni da oggi.

E non solo, anche i campioni prelevati dalla Sfinge (collo), scultura raffigurante un Leone, trasformata da Chefren, hanno dato gli stessi risultati. Tutte le altre Piramidi egiziane sono venute dopo, nel tentativo di riuscire a costruire monumenti altrettanto perfetti.

I microscopici granelli di polline prodotti dalle piante e dispersi da insetti e uccelli, vento ed altri agenti, sono caratterizzati da una grande varietà di forme e dimensioni. La maggior parte di essi può essere identificata attraverso il genere, e alcuni anche attraverso la specie (l’erba costituisce un’eccezione a sè, perchè il suo polline è identico per tutta la famiglia delle erbe). Lo stesso sistema consente di identificare anche le spore di piante non da fiore. Alberi e piante di diverso tipo producono diverse quantità di polline, e non tutti i tipi si conservano bene.
Nella maggior parte dei casi comunque lo spettro pollinico, cioè la varietà dei tipi di polline che si depositano in un dato luogo, riflette l’insieme della vegetazione della zona.
Lo studio degli spettripollinici moderni ed il loro confronto con la moderna flora e vegetazione regionale costituiscono la base su cui studiare gli spettri pollinici dell’antichità. In genere si usa procedere a operazioni di estrazione di campioni nei pressi di antichi insediamenti fluviali e palustri,e i diversi tipi e quantitativi di polline presenti in ogni strato vengono accuratamente contati. In genere in ogni campione presenta dai 200 ai 500 granelli. I risultati dell’analisi pollinica vengono quindi riportati in un diagramma in cui sono evidenziate le diverse percentuali di polline nelle varie piante ( è questo il cosiddetto “profilo o diagramma pollinico”).

Ecco che avendo analizzato i pollini depositatisi nei blocchi più interni delle tre piramidi, depositatisi durante il taglio dei medesimi, è venuta fuori, una vegetazione tipica della savana, con presenza di erbe alte Graminacee (Andropogon, Setaria, Panicum ecc.) adornate dai fiori di alcune bulbose Liliflore (gladolus, Scilla ecc.) da qualche Poligala e da alcune Labiate.
Si è anche trovato presenza di pollini di arboreee o arbustacee (suffrutici arbusti ed alberi); questi ultimi costituivano anche piccoli boschi. Una presenza importante è stata quella del Baobab (Adansonia digitata), albero non molto elevato, ma dal grande tronco.

Grazie alla datazione al Carbonio 14 l’età esatta è risultata essere 12.500 + o – 300 anni da oggi!

I Faraoni Cheope, Chefren e Micerino si sono semplicemente impossessati in qualche maniera delle Piramidi: costruendo qua e là edifici e seppellendo le loro barche funebri.

indietro2

IL MORTAIO MISTERIOSO

Uno dei più grandi misteri che circondano la Grande Piramide è il mortaio usato per “incollare” i blocchi insieme. La verità è che finora nessun archeologo è stato in grado di risalire all’origine di questo mortaio o al materiale utilizzato per realizzarlo.

L’unica cosa che i ricercatori sanno è la sua composizione chimica. Tuttavia, non sono stati in grado di riprodurre la composizione. È incredibile che siano stati in grado di fare scoperte così straordinarie allora e che oggi invece non possiamo spiegare.

indietro2

IL MISTERO DELLA NUOVA STANZA

tronometeoriteLa nuova stanza della piramide di Cheope, a Giza, quella misteriosa cavità scoperta nel novembre 2017 all’interno della monumentale struttura, potrebbe contenere un trono di ferrometeoritico.

La camera, situata sopra uno dei tunnel di accesso alla piramide, non abbia una funzione di scarico del peso e sia collocata in una posizione altamente simbolica sull’asse Nord-Sud. Per questo è possibile che contenga il famoso trono meteoritico. “E’ un’interpretazione che si concilia con quanto sappiamo dei riti funerari egizi, come testimoniano le scritture ritrovate nelle piramidi”, dice Magli. “In questi testi si dice che il faraone, per raggiungere le stelle del nord, avrebbe dovuto attraversare la ‘porta del cielo‘ seduto su un trono di ferro”. La sedia, in sostanza, aveva la funzione di aiutare il faraone nel suo passaggio all’aldilà.

indietro2

  IL VOLTO DELLA SFINGE

sfinge2Il volto della Sfinge dovrebbe essere il ritratto del figlio di Cheope, ed invece non assomiglia assolutamente a quello della sua famosa statua, anzi denota, addirittura, tratti somatici razziali differenti.

Si afferma che la testa della Sfinge (ben conservata), sia stata scolpita per prima, ricavata in uno strato di calcare molto più resistente rispetto a quello immediatamente sottostante che forma il corpo (pesantemente degradato).
Quest’ ultimo sarebbe così friabile che soltanto 3 secoli dopo la costruzione furono necessarie le integrazioni di mattoni delle zampe anteriori.
In realtà, come risulta chiaro a chiunque osservi la Sfinge di lato, la testa è sproporzionatamente piccola rispetto al corpo: essa è un elemento estraneo scolpito molto più tardi, probabilmente quando la testa originaria (di leone?) era ormai irriconoscibile a causa dell’erosione.

E molti sembrano concordi sul fatto che la testa “umana” della Sfinge fu ottenuta intagliandone una preesistente, in un periodo più tardo della costruzione originale, in quanto questa è troppo piccola rispetto al corpo… In origine la testa doveva essere diversa. Intendo quindi dire che la statua originalmente era quella di Anubi, accoccolata, rivolta al Sole, quale guardiano della necropoli di Giza.
Ed ha perfettamente senso, considerato che Anubi era il guardiano egizio dei morti.

indietro2

IL CORPO DELLA SFINGE

La Sfinge non è il corpo di un leone.
anubiNon presenta caratteristiche leonine evidenti. La schiena è completamente dritta, simile alle statue di “Anubi” che conosciamo. E non c’è criniera, né un grosso torace muscoloso, nessun ciuffo sulla punta della coda. Dov’è allora il leone?
Guardo alla Sfinge e vedo il corpo di un cane Anubi, non di un leone. Anubis era il guardiano della Necropoli, il guardiano dei morti, ed era spesso raffigurato nella precisa posizione della Sfinge.

Non ci sono testimonianze scritte sul suo conto, se non quella di Erodoto (V secolo a.C.) che però non dice che a costruirla fu Cheope, come comunemente si crede (XXVI secolo a.C.).

L’egittologo West svelò l’esistenza di una vasta camera scavata al di sotto della Sfinge. Da allora, nessuna altra ricerca ufficiale è stata intrapresa, mentre West è stato allontanato da Giza.

Il geologo Robert Schoch notò un’evidenza sperimentale che è sempre stata sotto gli occhi di tutti: il corpo della Sfinge e l’adiacente Tempio della valle di Chefren sono stati erosi dalla pioggia.
La famosa statua metà uomo metà leone fu scolpita approfondendo una cava nell’altopiano di Giza, che è una stratificazione sedimentaria di diversi calcari. Tutti gli edifici in pietra della civiltà egizia presentano i consueti segni dell’erosione eolica: la sabbia portata dal vento incide più profondamente le rocce più tenere, in modo uniforme.

I fianchi e le pareti della fossa della Sfinge sono gli unici monumenti egizi che presentano anche un modello di erosione verticale, con forme arrotondate e profondamente incise (fino a 2 m), tipico dell’azione continua di intense precipitazioni che si rovesciano a cascata giù per i fianchi.
Naturalmente gli egittologi “seri”, dopo la prima reazione irrazionale volta a negare l’evidenza, si sono sforzati di trovare spiegazioni alternative poco convincenti: la causa sarebbe l’inondazione periodica del Nilo (ma il plateau di Giza non è rialzato?) o le infiltrazioni di umidità all’interfaccia sabbia-calcare.

Le osservazioni di West destano scalpore perché degli ultimi 4500 anni la Sfinge ne ha trascorsi 3000 sepolta sotto la sabbia, quindi protetta dagli agenti atmosferici usuali in un clima desertico. Invece per trovare delle piogge di intensità tale da giustificare il forte degrado del corpo, bisogna risalire al periodo pluviale che caratterizzò il Nord Africa tra il 7000 a.C. e l’11000 a.C., al termine dell’ultima glaciazione.

Inoltre il Tempio funerario della valle, attribuito a Chefren, è stato realizzato con i blocchi estratti dalla fossa della Sfinge, riconoscibili dalla stratigrafia e dall’erosione tipica. Questi ultimi sono monoliti calcarei ancora più grandi di quelli utilizzati per le piramidi: alcuni raggiungono il volume di 100 m cubi ed un peso di 260 t. Blocchi come quelli, alti più di 3 m, sono stati squadrati nella fossa e poi sollevati in verticale, prima di essere messi in opera.

Ciò è veramente inconcepibile se si pensa che oggi al mondo esistono solo 3 o 4 gru capaci di sollevare un carico superiore alle 200 t (per paragone si pensi alle gru che manovrano i container nel porto di Genova, che sopportano un carico massimo nominale di 60 t).

indietro2

linea01


Le Stele dell?inventario.

steledell'inventarioNel 1859 l’archeologo francese Auguste Mariette fece una scoperta molto importante a Giza, presso i resti di quello che era stato il tempio di Iside, una delle principali divinità egizie. Si tratta di una tavoletta che è poi stata denominata “Stele dell’Inventario”. Fu datata al 670 a.C. ed era già molto danneggiata all’epoca in cui venne ritrovata. Il materiale di cui è fatta è granito.

La stele ha la forma di una finestra devozionale in cui vengono elencate 22 divinità, che probabilmente erano presenti nel tempio. Ma la parte più interessante del testo riguarda la Grande Sfinge. Si dice infatti che la sua costruzione, così come quella del tempio di Iside, è antecedente all’erezione delle piramidi. Ciò contrasta con la teoria di chi dice che invece la Sfinge è contemporanea delle piramidi.

Inoltre la stele dice che Khufu (Cheope)

restaurò la statua, tutta coperta di dipinti, del Guardiano dell’Atmosfera che guida i venti con il suo sguardo …… sostituì il copricapo di Nemes, mancante, con una pietra dorata.

La figura di questo dio, scolpito in pietra, è salda e durerà per tutta l’eternità, tenendo sempre lo sguardo rivolto ad Oriente.

La Stele dell’Inventario offre una chiave di lettura che, se accettata, conferma il fatto che le piramidi e la Sfinge furono costruite in tempi molto antichi. Delle piramidi, infatti, si dice che furono “ristrutturate” da Cheope, usando edifici preesistenti. Secondo chi crede che queste costruzioni siano disposte a riprodurre la posizione delle stelle della Cintura di Orione, la loro erezione potrebbe risalire al 10.500 a.C.

indietro2

LA COSTELLAZIONE DI ORIONE

Non posso tralasciare per correttezza di informazione quella che per la egittologia sono semplici coincidenze. Bene, allora andiamo a vedere queste coincidenze.

orioneCome spiega l’ingegnere ed egittologo Robert Bauval in ‘Il Mistero di Orione’, la posizione relativa e la massa delle 3 grandi piramidi di Giza rispecchiano fedelmente la configurazione e la magnitudine delle 3 stelle della cintura di Orione.
Difficilmente è impossibile pensare ad un errore: le piramidi sono allineate esattamente alle stelle della cintura di Orione.
La simmetria perfetta nella proiezione ideale tra la volta celeste e la superficie terrestre si ottiene in una data attorno al 10450 a.C., in coincidenza con la minima altezza sull’orizzonte raggiunta da Orione nel suo moto precessionale.

Quindi l’inizio del ciclo di Orione coinciderebbe con il cosiddetto Primo Tempo della tradizione egizia, nell’era astrologica del Leone.

 Osservando  il cielo servendoci di moderni e sofisticati programmi per computer, di un moderno planetario che ci possa portare indietro nel tempo alla data indicataci dalla Sfinge, il 10500 a.C.;  ecco il sole che sorgere nel Leone, Osiride (la costellazione di Orione) al suo culmine quotidiano eppure nel punto più basso del suo millenario peregrinare, Iside (la stella Sirio) che si leva con l’alba e lambisce appena l’orizzonte, questo è il solenne ZepTepi, il Primo Tempo, l’inizio di tutte le cose.

Osserviamo la cintura di Orione al suo culmine, il passaggio al meridiano di Giza, due grandi stelle ed una piccola leggermente spostata ed il cui allineamento ricalca esattamente quello delle piramidi di Giza, con Micerino leggermente fuori dall’asse formato dalle altre due.
Ebbene essi sono andati verso le tre stelle della Cintura di Orione che, proprio nel 10.500 a.C., si trovava alla distanza minima dalla Terra.
Stiamo parlando della costellazione di Orione, una costellazione che gli antichi egizi veneravano in maniera particolare, infatti il loro dio, il grande dio Osiride, era proprio inscritto nella costellazione di Orione, la piramide di Chefren coincide con la stella centrale della Cintura di Orione che, dobbiamo ricordarci, è proprio la stella dove gli antichi egizi pensavano potesse esistere la dimora degli dei, su quella stella dove andavano i faraoni diventati dio sulla terra.

piramidiorioneSu questo allineamento con la costellazione di Orione c’è molta discussione specialmente tra gli astronomi che hanno sollevato molte critiche. Per esempio del disallineamento della piramide di Micerino Ma è altrettanto evidente che il disallineamento era voluto e non casuale. C’è chi dice che in realtà le piramidi sono rivolte verso la costellazione del Cigno. Insomma astronomi l’uno contro l’altro armati dove ognuno difende le proprie posizioni: classiche e alternative. Voi pensartela come volete. 

Ora questa storia di stelle e piramidi ed allineamenti con gli astri  potrebbe sembrare una voluta lettura di accostamento. Ma leggete.

Andiamo indietro nel tempo fino ad arrivare al regno di un faraone donna, Hatshepsut, una donna volitiva, piena di carattere, che ebbe una storia sentimentale con l’architetto di corte, un certo Sen Mut, un grande amore dal quale nacque anche una bambina. La loro unione fu osteggiata, i loro cartigli e geroglifici furono addirittura cancellati, una volta morti. Il faraone donna aveva nominato l’architetto di corte, gran sacerdote, suo braccio destro, questi aveva quindi conosciuto i grandi segreti che solo i grandi sacerdoti potevano sapere.

In una delle due tombe di Sen Mut, quella che lui aveva realizzato come architetto, non come gran sacerdote, si trovano delle iscrizioni che erano nascoste dall’intonaco, celate ai contemporanei, un messaggio che dovevano vedere solo uomini che sarebbero arrivati molto tempo dopo. Un messaggio che arriva da lontano, conoscenze antiche e misteriose, insomma cosa sapevano esattamente gli egizi? Osservando bene questo graffito mi è venuto il dubbio di aver colto nel segno. Si vedono le tre stelle della cintura di Orione e attorno alla stella centrale, quella che corrisponderebbe alla piramide di Chefren, troviamo dei segni, tre chiarissime ellissi come orbite di altrettanti pianeti. Loro sono li? Ecco un messaggio che forse doveva rimanere segreto, un messaggio che Sen Mut, forse per rivalsa su chi lo voleva morto, ha invece lasciato ai posteri.
Sono passati più di 1300 anni tra la costruzione delle piramidi e questa traccia lasciata da Sen Mut, un passa parola durato tredici secoli per un messaggio che doveva essere importantissimo; quel graffito ci racconta, infatti, che gli antichi si tramandavano, per tradizione orale, la storia di questi primi uomini, i Titani, Giganti secondo la Bibbia (Genesi 6 – 2), costretti un giorno ad abbandonare il pianeta per il diluvio universale, o per un’altra catastrofe, lasciandosi dietro … “tre piramidi ed una Sfinge”.

indietro2

INDICATORE EQUINOZIALE

Inoltre la Sfinge (il leone) è un indicatore equinoziale puntato precisamente a Est, costruito per fissare l’epoca in cui il sole, all’equinozio di primavera, sorgeva in quella costellazione (tra l’8700 a.C. e il 10800 a.C.).

L’intima connessione tra l’astronomia e la concezione religiosa degli egizi viene confermata dai 4 condotti obliqui che partono dalle camere della Grande Piramide, erroneamente definiti “di aerazione”. Quelli meridionali puntano, rispettivamente, sulla costellazione di Orione (Osiride) e sulla stella Sirio (Iside, Sothis), però, all’altezza a cui attraversavano il meridiano di Giza nel 2450 a.C., a indicare, secondo Bauval, che il progetto di Giza fu intrapreso nel XI millennio a.C. e ultimato dai faraoni.

Altra considerazione è quella del professor A.N. dos Santos, docente di fisica nucleare in Brasile.
Le sue argomentazioni si basano sul funzionamento dell’antico calendario sotiaco egizio, in cui l’anno solare è di 365 giorni. Il ritardo accumulato (circa 1 giorno ogni 4 anni) non viene recuperato, e va di pari passo con lo spostamento della stella Sirio, per cui, dopo un Ciclo Sotiaco di 1507 anni il calendario ritorna al punto di partenza e si celebra l’Anno Sotiaco. Risultano anni sotiaci il 10410 a.C. (in ottimo accordo con Bauval), e soprattutto l’11917 a.C., in cui ebbe inizio il calendario, secondo i calcoli di dos Santos.
Ciò sarebbe confermato dall’allineamento astronomico della Grande Piramide con Vega, la stella polare di 14000 anni fa, e dal ritardo di 3-4 giorni accumulato nelle date dei solstizi tra il 12000 a.C. e l’anno zero.

La datazione archeoastronomica del professor Arthur Posnansky, basata sulla teoria della obliquità dell’eclittica, sposterebbe l’innalzamento delle mastodontiche pietre indietro al 15000 a.C.. Ciò concorda con diversi frammenti di vasellame e con i fregi visibili sulla celebre Porta del Sole, che raffigurano teste di elefanti, toxodonti e altri mammiferi estintisi in Sud America tra il 12000 a.C. e il 10000 a.C.

Queste osservazioni, note fin dagli anni ’30, riprese dallo scrittore Peter Kolosimo negli anni ’70, sono respinte perché contraddicono il modello di popolamento delle Americhe, i canoni di sviluppo dell’uomo nella preistoria, e confermano i sospetti di una grande catastrofe climatica e geologica che coincise con la fine dell’ultimo periodo glaciale, il cui ricordo è impresso nel mito del Diluvio Universale, comune a tutti i popoli della Terra.

indietro2

L’ORIGINE DEGLI DEI

In questi anni ci sono state molte nuove teorie, molti studi, talvolta molte fantasie forse è per questo che mi affascina pensare che intorno ad una stella lontana anni luce fosse possibile l’esistenza di una civiltà intelligente e che di questo se ne fossero resi conto uomini vissuti migliaia di anni fa.
E se fosse questa l’origine della mitologia, della storia degli antichi Dei? Una serie di domande che fanno pensare, che in parte sono già delle risposte, certamente un argomento da discutere insieme. Dentro ciascuno di noi poi ci saranno delle soluzioni, dei sorrisi scettici o delle convinzioni profonde, chissà. Ad ognuno di noi la voglia di pensare. E’ solo una ipotesi, un racconto, forse rimarrà per sempre una favola.
L’importante è continuare a studiare, ad approfondire l’argomento perché è pericoloso lasciare l’egemonia delle ricerche in mano a uomini che occupano cattedre illustri e tacciano di follia chiunque tenta di seguire altre strade, altre teorie alternative.

Riporto alcuni versetti tratti dalla Bibbia, che mi hanno fatto riflettere non poco, in essi si parla di “Dei”, “Giganti” e dei primi uomini:

  • voi siete Dei, tutti figli del Dio Altissimo – (Salmi 82, 6);
  • L’Universo è grande e non conosce limiti, è immenso e nessuno può misurarlo! in esso nacquero i famosi Giganti dei tempi antichi, alti di statura e abilissimi nella guerra – (Baruc 3, 25-26);
  • I figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e si scelsero quelle che vollero … Quando i figli di Dio si unirono alle figlie degli uomini ed esse partorirono figli, sulla Terra vi erano anche dei Giganti. E ci furono anche dopo. Sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi. – (Genesi 6, 2-4)
  • Anche all’inizio, quando morirono i giganti superbi, la speranza del mondo trovò scampo su una zattera e, guidata dalla tua mano, poté lasciare il seme di nuove generazioni per l’avvenire del mondo – (Sapienza 14, 6).

indietro2

Il pariro regio di Torino

Il papiro risale alla XII dinastia, XIII secolo a.C. circa, riporta i nomi dei re dinastici e, a fianco di ogni re, la durata del regno, il livello della piena annuale del Nilo ed altre informazioni che erano, evidentemente, ritenute molto importanti.

Prima dell’elenco dei re dinastici, il papiro riporta due periodi, uno relativo a 10 neteru – divinità – che sarebbe durato 23200 anni ed un secondo periodo nel quale avrebbero regnato gli Shemsu Hor – i compagni di Horus – per 13420 anni.

Un totale di 36620 anni ai quali vanno aggiunti gli anni di regno dei re dinastici, un periodo complessivo di 40000 mila anni circa.

indietro2

E per finire in bellezza.

ULTIME COINCIDENZE.

Se siete stanchi di leggere, fate un riposino, magari prendete un caffè, perché ora vi parlo dell’ultima coincidenza.

Nel 1995 l’osservatorio NASA della Rice University registrò una particolare emissione di raggi X simili a quelli solari proprio nella nebulosa di Orione. L’analisi dell’emissione portò quindi alla conclusione ipotetica che in quel settore potessero trovarsi corpi planetari orbitanti, caratterizzati anche dalla presenza di acqua. L’Agenzia Spaziale Europea, dopo due anni e mezzo di ulteriori ricerche e grazie ad un osservatorio spaziale ad infrarossi ha confermato e rilanciato la notizia che c’è acqua nell’universo. L’Agenzia Spaziale Europea, nel rilanciare la notizia, ha aggiunto che la scoperta di acqua dà maggiore sostegno alla possibilità che si riproducano tutte le condizioni che quattro miliardi e mezzo di anni fa generarono la vita sulla terra.
La cosa sorprendente è che questo osservatorio ad infrarossi, ha scoperto la maggiore concentrazione di acqua su una stella che in una tomba di un certo Sen Mut veniva raffigurata all’interno di tre ellissi come orbite di altrettanti pianeti, gli astronomi oggi la chiamano Epsilon Orionis (Al Nilam). (LA 7 – Stargate – 29 dic. 2002). Se i rilievi effettuati dalla NASA e confermati successivamente dall’Agenzia Spaziale Europea, sono esatti, è probabile che gli egizi non avessero realizzato casualmente quel bassorilievo.
In questo caso però dobbiamo chiederci da quali fonti essi attingessero mai dati astronomici a cui oggi la nostra tecnologia non è ancora arrivata del tutto.
Chi furono gli informatori di questo popolo vissuto fra l’età del rame e quella del bronzo?
Ci troviamo nuovamente di fronte all’ipotesi che civiltà fiorite nei millenni pre-cristiani abbiano avuta la possibilità di attingere informazioni di alto livello scientifico e culturale da fonti appartenenti ad un antecedente civiltà tecnologicamente evoluta e poi probabilmente decaduta per cause tuttora ignote.
E’ possibile quindi che gli egizi abbiano attinto a tali fonti, magari senza nemmeno essere ben consapevoli dell’aspetto scientifico delle stesse ma considerandole piuttosto come opere divine. Quello che non siamo in grado di stabilire è se vi sia stata o meno una partecipazione attiva da parte di gruppi di elìte discendenti dall’antica civiltà o comunque da altri gruppi tecnologicamente avanzati di origine ignota, coesistenti con gli egizi ed i loro contemporanei.

Dal sito All News Web una notizia scioccante che riporto in lingua originale.

In a shock statement, head of the Cairo University Archeology Department, Dr Ala Shaheen has told an audience that there might be truth to the theory that aliens helped the ancient Egyptians build the oldest of pyramids, the Pyramids of Giza.
On being further question by Marek Novak, a delegate from Poland as to whether the pyramids might still contain alien technology or even a UFO with its structure, Dr Shaheen, was vague and replied “I can not confirm or deny this, but there is something inside the pyramid that is “not of this world”.

Ovvero un qualificato archeologo, il dottor Ala Shaheen, capo del Dipartimento di Archeologia dell’Università del Cairo, avrebbe (il condizionale è d’obbligo) rilasciato delle dichiarazioni in cui gli Alieni avrebbero aiutato gli antichi egizi a costruire la più antica e famosa delle piramidi di Giza, la piramide di Cheope.
Non solo. Ad una domanda di un delegato polacco avrebbe dichiarato che all’interno della piramide c’è “qualcosa che non è di questo mondo”.

indietro2

CONCLUSIONE

In verità l’intera necropoli di Giza è oggetto di un clamoroso equivoco.
Tenendo presente la consuetudine storica dei faraoni di appropriarsi dei monumenti sacri dei predecessori, la prospettiva si capovolge completamente. Le pareti interne delle grandi piramidi sono del tutto prive di iscrizioni, bassorilievi, formule rituali, così come le camere non ospitarono mai la mummia di alcun faraone (solo nella piramide di Micerino fu trovata una sepoltura di epoca più tarda). Questo fatto viene spiegato, nel caso di Cheope, chiamando in causa fantomatici predatori che avrebbero trafugato tutto il tesoro sepolcrale passando attraverso un’apertura di 90 cm. Pure l’architettura scarna dei monumenti citati sembra estranea allo stile ornamentale tipico dell’Antico Egitto.
I corsi inferiori della Seconda Piramide e alcuni Templi Funerari sono riconducibili alla medesima tecnica e concezione costruttiva megalitica, su cui si legge la stratificazione e l’inserzione di elementi architettonici molto meno giganti. Una fotografia scattata dal vertice della Piramide di Chefren evidenzia che i corsi inferiori, con blocchi colossali di granito, formano uno spigolo perfettamente allineato, mentre quelli superiori, con blocchi più modesti, sono posizionati con maggiore approssimazione.

Con la piramide di Micerino, piccola ma perfettamente realizzata in blocchi di granito rosa, si conclude l’epoca delle meraviglie.
Una delle sue camere interne, scavate direttamente nel sottosuolo, è sormontata da un tetto a spiovente formato da enormi lastroni, quasi schiacciati contro la soprastante parete rocciosa.
Quindi devono essere stati sollevati dal basso, in uno spazio ampio appena (4×2,5)

I Faraoni Cheope, Chefren e Micerino si sono semplicemente impossessati in qualche maniera delle Piramidi e della Sfinge: costruendo qua e là edifici e seppellendo le loro barche funebri.

indietro2

homeansa ritorna
a Pianeta Terra

ritorna
alla Home Page