Da Car-T ai vaccini contro il Covid-19: le idee geniali della ricerca biotech

Nella lunga storia della medicina, la scienza ha individuato farmaci utili nella cura di molte malattie ma solo le più recenti tecnologie permettono di intravedere spiragli terapeutici per alcune di quelle che da sempre sono state per gli esseri umani causa di sofferenze e di morte. Tra queste, il cancro nelle sue diverse manifestazioni, molte malattie del cuore, le patologie autoimmuni e, di recente, le pandemie virali.

Il cancro è una malattia antichissima spiega Fabio Ciceri, uno dei più esperti ematologi italiani, in questo volume scritto insieme alla giornalista Paola Arosio, tanto che se ne trovano tracce in un pesce vissuto 300 milioni di anni fa e in organismi molto più recenti come i dinosauri. Ma la terapia vincente non è stata ancora trovata.

Fabio Ciceri, Paola Arosio
Come batteremo il cancro. La sfida dell’immunoterapia e delle CAR-T
Raffaello Cortina, 2021
pp. 193, € 18,00

Nuove e interessanti prospettive vengono offerte da approfondite ricerche in immunologia, sostenute dalle attuali competenze in biologia molecolare. Nella cura di alcune leucemie, l’idea innovativa sviluppata da diversi gruppi coordinati di ricerca è stata quella di non utilizzare farmaci esterni per distruggere le cellule cancerose ma fare in modo che fosse l’organismo stesso a difendersene e a non farle proliferare. L’ingegneria genetica ha permesso quindi di costruire un recettore artificiale, cioè una molecola che non esiste in natura (chiamata CAR, che sta appunto per chimeric antigen receptor) e che funziona da antigene, in grado di riconoscere alcune proteine presenti sulla superficie di cellule tumorali. Nel corpo, i linfociti T sono incapaci di riconoscere le cellule tumorali ma “armati” con questo recettore possono individuarle e distruggerle. Sulla base dei primi risultati – non tutti positivi- è stato possibile aumentare l’aggressività dei linfociti T con le molecole CAR formando complessi noti come CAR-T, sperimentandoli prima su topi e infine su pazienti umani. Le sperimentazioni migliorative proseguono dopo che nel 2017 queste complesse modalità di terapia sono state approvate dalla FDA, seguita nel 2019 dall’AIFA italiana. Le cellule ingegnerizzate CAR-T si sono infatti dimostrate efficaci ma il processo per ottenerle è complesso e molto costoso. Inoltre, le vicende che permettono lo sviluppo della ricerca medica sono spesso dolorose; i tentativi sperimentali non hanno sempre successo ma permettono le necessarie modificazioni ai sistemi per renderli più efficaci e, soprattutto, per imparare ad ovviare agli inevitabili effetti collaterali.

Il libro descrive i momenti di vita e le vicende scientifiche dei molti ricercatori impegnati nella invenzione e nella ricerca di queste nuove terapie; molte malattie sono ancora difficilmente curabili e gli autori presentano in modo coinvolgente i casi oggetto di sperimentazione, i rischi corsi, i momenti risolutivi, le risposte positive e negative che si alternano nel corso delle cure.

Un capitolo è dedicato all’analisi dei costi della ricerca e dei prezzi imposti dalle case farmaceutiche ai loro prodotti. Alcune terapie, tutto compreso, potrebbero costare al paziente fino a un milione e mezzo di dollari, e la teoria del prezzo basato sul valore, applicata da diverse case farmaceutiche (come Novartis), sostiene che le assicurazioni dovrebbero pagare solo le dosi di farmaco che si sono dimostrate efficaci entro un mese dalla somministrazione. Alcune Case valutano invece il guadagno mediano in sopravvivenza da parte di quelli che hanno usato la terapia, in confronto a quelli che, nel gruppo di trattamento, sono deceduti. La trasparenza nel prezzo dei farmaci è comunque complessa, competitiva e spesso arbitraria. Novartis, ad esempio, potrebbe ottenere margini di profitto intorno al 65% fissando il costo di produzione di un antitumorale a 20.000 dollari e vendendolo a 190.000 dollari. Oltre ai farmaci costano molto anche le procedure sperimentali impiegate nelle terapie: le CAR-T, farmaci viventi, sono il prodotto di un percorso innovativo originale e inizialmente molto incerto: valutarle economicamente non è certo facile ma, data la loro efficacia, si potrebbero ridurre i costi producendole direttamente nei luoghi di cura, come sta accadendo nell’Ospedale Pediatrico del Bambin Gesù a Roma.

L’ultimo capitolo del volume è dedicato al coronavirus Covid-19 e alle difese immunitarie che si sviluppano in seguito alla infezione. Oncologi, immunologi, reumatologi hanno messo in comune le loro esperienze terapeutiche per fare fronte ai danni provocati dal virus, in attesa del sospirato vaccino di cui, adesso, si potrebbero condividere i diritti di proprietà intellettuale abbassandone i costi.

E’ importante ricordare che i primi studi sul possibile uso di un mRNA capace di indurre sperimentalmente nelle cellule la formazione di determinate proteine risalgono agli anni ‘90 del secolo scorso (più di trent’anni fa), e non si tratta affatto di una ricerca affrettata indotta dalle esigenze di contrastare la pandemia. All’inizio, però, le proteine prodotte provocavano una forte reazione immunitaria. Nel 1998 nel laboratorio del Prof. Anthony Fauci, fu creato un mRNA ibrido che non provocava reazioni e già nel 2005 si pensava di poterlo utilizzare per nuovi vaccini. Dopo pochi anni fu creata a questo scopo una nuova azienda chiamata Mode-rna (RNA-MODificato), seguita nel 2008 dalla Biontech (BIOpharmaceutical New TECHnologies) con l’idea di sviluppare vaccini contro il cancro servendosi delle tecnologie a mRNA. Proprio questa elaborata esperienza ha permesso nel 2020 una rapida produzione di vaccini anti-covid, sperimentati inizialmente su 40.000 volontari. L’immunità offerta dal vaccino non è permanente, vista la breve durata dell‘mRNA nell’organismo umano ma, come dicono gli scienziati, è una immunità funzionale, adatta a mantenere un parziale livello di protezione anche se il virus accumula variazioni nel suo genoma (al ritmo di circa due al mese!). L’immunità funzionale ha protetto anche contro la variante chiamata inglese, o alfa, che aveva acquisito ben 23 mutazioni di cui 17 sviluppate in un colpo solo. Oggi si aspetta lo sviluppo degli eventi, ricordando che oltre a contrastare la pandemia a livello globale sarebbe importante curare anche l’ingiustizia sociale che porta alla mancanza di protezione dei più deboli.

Gli autori concludono il volume con uno sguardo al futuro: vaccini a mRNA come prevenzione contro altri virus e, soprattutto, come terapia contro il cancro, insegnando all’organismo come attaccare le cellule tumorali. Le difficoltà da superare sono ancora notevoli ma nel mondo della ricerca non mancano competenze, capacità tecnologiche e idee geniali. Ricordando sempre, come sostiene il filosofo Umberto Galimberti, che “non moriamo perché ci ammaliamo ma ci ammaliamo perché dobbiamo morire”.

Credits immagine: National Cancer Institute on Unsplash

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