Covid, il vaccino altera (di poco) la lunghezza del ciclo mestruale

Vaccinarsi non ha mai destato tanto sospetto e preoccupazione: la lista degli effetti indesiderati o delle conseguenze (vere o presunte) della somministrazione dei vaccini anti-covid 19 cresce continuamente. La preoccupazione è che, a causa dell’emergere di nuove preoccupazioni, l’esitazione a vaccinarsi aumenti. Uno studio appena pubblicato su Obstetrics and Gynecology ha analizzato la variazione nella durata del ciclo mestruale e delle mestruazioni in un campione di donne negli Stati Uniti prima e dopo la somministrazione del vaccino anti-covid, rilevando differenze, a livello clinico, poco significative.

Nessuna sperimentazione clinica precedente o successiva la diffusione dei vaccini anti-covid 19 ha considerato le conseguenze che questi potrebbero avere sul ciclo mestruale. Negli Stati Uniti, sono molte di più le donne che hanno riportato alterazioni di questo genere sui social media rispetto a quelle che li hanno riferiti al Vaers (Vaccine adverse event reporting system), il programma statunitense per la sicurezza dei vaccini. In quasi tutti i casi, comunque, i disturbi sono stati descritti come temporanei. Perché preoccuparsi di una simile correlazione, dunque? Secondo lo studio, la preoccupazione riguardo le conseguenze che la vaccinazione contro il Covid-19 potrebbe avere sulla regolarità del ciclo mestruale potrebbe indurre esitazione a vaccinarsi.

Grazie alla app Natural Cycle della Food and Drug Administration – che chiede anche la disponibilità (facoltativa) di usare i dati delle utenti per scopi di ricerca scientifica, come in questo caso -, i ricercatori sono stati in grado di raccogliere e selezionare i dati di 3959 donne fra i 18 e i 45 anni, 2403 vaccinate e 1556 non vaccinate. Più della metà delle vaccinate aveva ricevuto, fra ottobre 2020 e settembre 2021, il vaccino Pfizer (55%), mentre le altre avevano ricevuto Moderna o Johnson&Johnson. AstraZeneca, invece, è stato escluso dal campione perché non fa parte dei vaccini approvati dalla Food and Drug Administration.

In entrambi i gruppi (vaccinate e non), i ricercatori hanno considerato un periodo complessivo di sei cicli mestruali: nel caso delle donne vaccinate, tre di questi erano precedenti e tre successivi la prima dose del vaccino. Per valutare se i cambiamenti nella durata del ciclo mestruale fossero significativi, gli scienziati hanno considerato che la normale lunghezza del ciclo mestruale è di 24-38 giorni, e alterazioni dovute allo stress, a fattori ambientali o casuali sono considerate non significative se rimangono entro gli otto giorni.

Nel complesso, il campione vaccinato ha sperimentato un aumento di meno di 1 giorno nella lunghezza del ciclo mestruale durante il primo ciclo di vaccinazione rispetto ai tre cicli precedenti la vaccinazione. Un aumento maggiore della lunghezza del ciclo, e quindi un ritardo nella mestruazione, si è verificato in un sottogruppo di 358 donne che ha ricevuto entrambe le dosi di vaccino nello stesso ciclo (il quarto dei sei considerati nello studio). Questo sottogruppo ha sperimentato un aumento della lunghezza media del ciclo di 2 giorni, che è diminuito nel tempo ed è scomparso completamente al sesto ciclo. Anche per coloro che hanno subito un cambiamento clinicamente significativo nella lunghezza del ciclo (8 giorni o più), l’effetto si è attenuato rapidamente entro due cicli postvaccino. Per quel che riguarda la lunghezza delle mestruazioni, invece, lo studio non ha rivelato alcuna variazione significativa né dopo la prima né dopo la seconda dose.

La tempistica del ciclo mestruale è regolata, a livello fisiologico, dall’asse ipotalamo-ipofisi-ovaio, che può essere influenzato dagli avvenimenti della vita, dall’ambiente e da fattori di stress che riguardano la salute. In questo senso, i vaccini a mRNA creano un’importante risposta immunitaria che può essere vissuta dall’organismo come un’occasione di stress, e che potrebbe dunque temporaneamente influenzare la regolazione ormonale da parte dell’ipotalamo. I risultati di questo studio comunque, concludono gli autori alla fine dell’articolo, sono rassicuranti: come già precedentemente concluso anche in un’indagine inglese le variazioni rilevate sono generalmente transitorie e clinicamente poco significative. Quale ne sia la causa, comunque, o se un simile effetto possa essere legato anche ad altri vaccini e non solo a quello anti-covid 19, rimane da approfondire.

Riferimenti: Obstetrics and Gynecology

(Credits immagine: Inciclo on Unsplash)

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