“Così insegniamo agli studenti il benessere mentale”

Lo stress, l’ansia sociale, le verifiche continue, lo studio frammentario. E poi la pressione della famiglia, le aspettative, le richieste della società, per non parlare del peso economico della vita fuori sede. Gli studenti italiani si sentono continuamente sotto esame, e il benessere mentale diventa una chimera. In Italia, secondo l’Istat, il 33% degli universitari soffre di ansia e il 27% di depressione, con rischio aumentato di ritiro sociale e rinuncia agli studi. Dati simili si ritrovano anche nell’ultimo rapporto Osservasalute (2023), secondo cui gli studenti universitari soffrono di ansia in una percentuale maggiore rispetto alla media della popolazione generale, mentre uno studio dell’Università di Padova del 2018 evidenzia come nel primo anno di studi il 30% degli studenti universitari abbia sofferto di ansia e il 20% di depressione. E la pandemia non ha aiutato: nel 2020 una indagine di Sapienza Università di Roma indicava come il 55% degli studenti universitari italiani avesse avuto almeno un sintomo di ansia o di depressione durante il lockdown da Covid-19. Per questo da più parti si levano richieste di un supporto psicologico strutturale, organizzato e continuativo all’interno degli atenei.

L’educazione al benessere mentale

D’altra parte, il benessere – soprattutto quello mentale – va coltivato, come sa bene Bruce MacFarlane Hood, psicologo sperimentale ed esperto in neuroscienze cognitive dello sviluppo, che insieme ai colleghi dell’Università di Bristol ha recentemente pubblicato lo studio “Long-term analysis of a psychoeducational course on university students’ mental well-being”, apparso sulla rivista Higher Education di Springer. “È come andare in palestra: per rimanere in forma dobbiamo continuare a lavorare sulla nostra salute mentale, altrimenti i miglioramenti sono solo temporanei”. Così, negli ultimi anni, in aiuto ai ragazzi e alle ragazze sono sorti alcuni corsi di educazione al benessere come The Science of Well-Being alla Yale University, The Science of Happiness all’Università di Bristol e il programma NoiBene, erogato nel primo ateneo romano.

Abbiamo parlato di questi temi con Alessandro Couyoumdjian, docente di Psicologia Clinica presso la Sapienza Università di Roma, direttore del The Flourish Research Lab e responsabile scientifico di NoiBene.

Vedere il “bicchiere mezzo pieno” è una caratteristica che può essere appresa?

“Sì. Si tratta di apprendere alcune competenze trasversali o “Life Skills” come, ad esempio, l’intelligenza emotiva. Però, come accade nella dieta di mantenimento e nello sport, è fondamentale continuare ad allenarsi. Anche il nostro cervello funziona in questo modo: se si vuole che i benefici continuino nel tempo, è necessario mantenersi in esercizio”.

Quando possono manifestarsi i primi disturbi mentali?

“La fascia di età degli studenti è particolarmente critica. Un quarto dei problemi psicologici esordisce prima dei 14 anni e tre quarti prima dell’età adulta. Il problema è che molte volte il disturbo, se viene trattato, inizia a esserlo molti anni dopo l’esordio, quando è in una forma cronica. Ciò è dovuto a diversi fattori, tra cui il timore dello stigma, l’auto-stigma e la carenza di servizi. Purtroppo, negli ultimi anni abbiamo registrato un aumento significativo dei comportamenti suicidari e del numero dei suicidi nei giovani. Quello che cerchiamo di fare con NoiBene è intervenire prima che si manifesti il disagio, proprio perché, spesso, quando i ragazzi arrivano allo sportello psicologico è troppo tardi”.

NoiBene è di aiuto anche nei casi in cui viene diagnosticata la malattia?

“Assolutamente sì. La collega di Bologna Chiara Ruini studia, ad esempio, come nel trattamento non farmacologico della depressione, l’inclusione di interventi di promozione del benessere permetta di avere una remissione della sintomatologia molto più stabile nel tempo”.

Come funziona NoiBene nel dettaglio?

“Dopo una prima valutazione del suo stato di salute mentale, il richiedente può iniziare il nostro programma, in modalità individuale o di gruppo. Nel primo caso si accede a una piattaforma simile a quelle di E-learning, dove si trovano risorse di tipo teorico ed esercizi. Poi, ogni 2-3 settimane incontra – sempre online – uno psicologo specificamente formato. In genere, l’intervento dura 2-3 mesi. Questa è la modalità preferita per la maggiore accessibilità e libertà di fruizione. La modalità di gruppo ha un taglio più tradizionale. Si tratta di gruppi di 12-15 studenti che si incontrano fisicamente ogni 2-3 settimane alla presenza di due psicologi”.

Come stanno rispondendo gli studenti?

“NoiBene è iniziato a novembre del 2019. A oggi, abbiamo avuto circa 1400 partecipanti e il primo studio di efficacia sulla erogazione individuale, del 2021, ha mostrato risultati molto positivi: il 99,9% degli studenti partecipanti lo consiglierebbe. Al momento abbiamo due gruppi: 35 studenti di liceo e 15 universitari oltre a 60 universitari in modalità individuale. Con le poche risorse a nostra disposizione, in un anno riusciamo a seguire circa 300 studenti. Con un maggior numero di psicologi potremmo accoglierne un numero maggiore e ridurre la lista di attesa, ma, ovviamente, i costi sarebbero più alti”.

Foto di Dom Fou su Unsplash

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