Contro il dolore cronico in arrivo una neuromodulazione meno invasiva

Il dolore cronico, dal mal di schiena ai dolori articolari, rappresenta una delle principali cause di disabilità a livello globale. Le terapie prevedono l’uso di farmaci oppioidi, che hanno vari effetti collaterali e che negli Stati Uniti sono spesso alla base di abusi – si parla della crisi degli oppioidi. Per questo, un gruppo internazionale, che include il King’s College London, ha cercato un’alternativa a questi medicinali. Il risultato è un nuovo tipo di neuromodulazione, un trattamento basato sulla stimolazione elettrica, che serve a modificare la trasmissione degli impulsi nervosi. Già impiegata per gestire il dolore cronico, la neuromodulazione in questo caso si basa sulla somministrazione di una corrente bifasica a frequenza ultra bassa. Lo studio pilota, su Science Translational Medicine, è ancora nel suo stadio iniziale anche se ci sono già buoni risultati nei ratti e in un gruppo di 20 pazienti.

La neuromodulazione contro il dolore cronico

Il dolore cronico, che dura tre mesi o più, si presenta quando i nervi continuano a inviare segnali al cervello dopo che la fonte originaria del dolore è stata eliminata. Per interrompere questa comunicazione, la neuromodulazione agisce sui nervi interessati e blocca la trasmissione dei segnali dolorosi. Per farlo si serve dell’impianto di elettrodi e generatori di impulsi, oppure di sistemi di infusione (in questo caso l’azione è chimica). Gli autori hanno sviluppato un nuovo metodo di neuromodulazione elettrica che, a differenza di quelli attualmente impiegati, potrebbe ridurre i danni locali ai tessuti. Oggi, infatti, come spiegano i ricercatori, i sistemi in uso possono essere invasivi, avere risultati variabili e causare vari effetti collaterali. La corrente utilizzata è alternata bifasica, dunque non continua, e questo consente di ridurre i potenziali danni ai tessuti, la frequenza è ultra-bassa.

Dolore cronico, i primi risultati sono favorevoli

Gli elettrodi sono inseriti per via percutanea nelle zampe posteriori e inviano la corrente al ganglio della radice dorsale, nodulo che contiene il corpo del neurone. Dopo vari test nei ratti i ricercatori hanno provato il nuovo metodo su 20 pazienti con dolore alle gambe e mal di schiena cronico. L’intervento prevedeva 5 trattamenti di neuromodulazione in un intervallo di due settimane. Dopo questo periodo i partecipanti hanno indicato una riduzione del mal di schiena fino al 90% e dei dolori alle gambe fino al 50%. Ben 16 persone su 20 si sono dichiarate “molto soddisfatte” durante il follow up. La terapia è stato ben tollerata e gli eventi avversi erano tutti di lieve entità.

Siamo solo agli inizi e la ricerca è uno studio pilota, tuttavia la nuova tecnica potrebbe aprire prospettive di studio e di trattamento. Ricordando che a soffrire non sono in pochi: secondo alcuni dati Istat riportati in una pubblicazione sul tema, il dolore cronico colpisce più del 20% della popolazione italiana – percentuale simile negli Usa, dove si è svolto lo studio.

Riferimenti: Science Translational Medicine

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