Cancro al seno, i test genomici gratuiti sono ancora poco accessibili

Una donna su 9 nel corso della vita sviluppa un cancro al seno, la neoplasia più frequente nella popolazione femminile. Ancora molte pazienti con questo tumore non accedono per tempo ai test genomici gratuiti che consentono spesso di evitare chemioterapie inutili. Da circa un anno è stato istituito un fondo specifico, dalla legge di bilancio, dedicato al rimborso dei test genomici per le pazienti con questo tumore. E recentemente, nel luglio 2021, queste risorse sono state sbloccate. Tuttavia l’accesso agli esami non è omogeneo e negli ultimi 12 mesi si sono accumulati forti ritardi. Soltanto in 11 regioni, più virtuose, alcuni ospedali hanno iniziato a ordinare i test. A lanciare l’allarme è l’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) durante il 23esimo congresso nazionale.


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A cosa servono e a chi sono rivolti i test genomici

Secondo l’ultimo Rapporto Aiom-Airtum in Italia ci sono state circa 55mila nuove diagnosi di cancro al seno, il 30,3% di tutte le forme tumorali. I test genomici possono consentire di individuare i casi in cui i trattamenti tradizionali non forniscono benefici di rilievo, anzi con danni fisici e psicologici. Mentre i test genetici identificano specifiche mutazioni associate al cancro al seno, come Brca1Brca2 e Palb2, quelli genomici esaminano l’attività e l’interazione di alcuni geni e il loro ruolo nel tumore, fornendo informazioni sull’aggressività della malattia, la sua capacità di diffondersi e di rispondere ad alcune terapie. In particolare, l’impiego dei test potrebbe ridurre dal 50% al 75% del ricorso alla chemioterapia adiuvante e di personalizzare le cure sulla singola persona.

Oltre a evitare sofferenze fisiche e psichiche, questo screening potrebbe alleggerire il carico anche economico del sistema sanitario, con meno farmaci e sale ospedaliere occupate inutilmente. Il fondo stanziato dal governo offre queste analisi a tutte le pazienti che potrebbero trarne un vantaggio, che sono circa 1 su 5, secondo il presidente nazionale Aiom Giordano Beretta. Numeri non irrilevanti, dunque, dietro cui ci sono ogni anno migliaia di donne. I test sono indicati in casi incerti, per pazienti affette da una neoplasia in fase iniziale, con recettori ormonali positivi e con determinati valori del fattore di crescita epidermico.

Le disparità sul territorio

Solo in 11 regioni, fra cui l’Emilia-Romagna, alcuni ospedali hanno iniziato a ordinare i test, anche in attesa delle gare regionali, rende noto Aiom. Questi esami saranno poi rimborsati dalle regioni. Ma non ovunque sta già andando così. “Negli ultimi dodici mesi si sono accumulati pesanti ritardi prima a livello di governo centrale, poi di singole regioni e province autonome – ha dichiarato Saverio Cinieri, Presidente eletto Aiom – ed è una situazione intollerabile che per l’ennesima volta ha creato un’assistenza a macchia di leopardo nel nostro Paese”. Alcune pazienti ‘fortunate’ ricevono da mesi prescrizioni di questi test, mentre altre devono farli a proprio carico, ma non tutte ne hanno la possibilità. “Chiediamo alle regioni – aggiunge Cinieri – e alle Asl del territorio di velocizzare i processi per reperire i test, ovviamente nel pieno rispetto delle norme che regolano questo genere di acquisti da parte delle strutture sanitarie”.

Via Wired.it

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