Alimentazione nel primo trimestre di gravidanza: che cosa mangiare e che cosa evitare

A partire dalle fasi iniziali della gravidanza, ma in realtà già prima del concepimento, il ruolo della nutrizione assume un’importanza cruciale nel favorire il buon esito della gravidanza stessa. Un corretto apporto nutrizionale sostiene il processo dinamico di sviluppo prima dell’embrione e poi del feto.

Caratteristiche principali del primo trimestre di gravidanza

Sebbene sia più corretto seguire l’evoluzione della gravidanza facendo riferimento alle settimane di gestazione, per semplicità la gravidanza è stata divisa in trimestri focalizzando l’attenzione, nel nostro caso, sul primo trimestre. La gravidanza rappresenta per la donna una fase di profondi cambiamenti biochimici, di cui quello fisico rappresenta soltanto la manifestazione esteriore, che sono finalizzati a portare compimento il miracolo dei miracoli chiamato vita. Difatti, a partire dal concepimento la donna vive un’esplosione ormonale che porta a cambiamenti nella composizione corporea che saranno fenotipicamente ancora più marcati nella gravidanza più avanzata; quando l’accrescimento volumetrico del feto sarà tale da richiedere un drastico adattamento del corpo materno. Infatti, la gravidanza è il processo anabolico per eccellenza che porterà a generare un essere vivente completo, seppur non autonomo, e che infatti dopo la nascita avrà bisogno per molto tempo ancora di ricevere le cure parentali.

Il primo trimestre: una fase che necessita di tranquillità

La fase iniziale della gravidanza è una fase molto delicata per la donna sia a livello fisico che psicologico. La tempesta ormonale che si verifica è spesso accompagnata da usa serie di disturbi molto fastidiosi. Fortunatamente, tendono a risolversi spontaneamente entro le 16-20 settimane di gestazione. I sintomi che più frequentemente compaiono sono:

  • La nausea,
  • Il vomito;
  • La stanchezza;
  • I crampi addominali;
  • Gli sbalzi di umore.
  • La tensione al seno;
  • I bruciori allo stomaco;
  • Lo stimolo ad urinare frequentemente;

Non è affatto un caso che durante il primo trimestre il rischio di aborto è più alto. Premesso ciò, potrebbe mai essere saggio avere una vita stressante, o troppo eccitante, oppure eccedere nella stimolazione metabolica a livello sulla tiroide attraverso gli alimenti e le loro associazioni alimentari? Ovviamente, la risposta è no! La parola d’ordine del primo trimestre è tranquillità. La donna deve condurre una vita tranquilla. In linea generale, facciamo qualche esempio di alimenti ed associazioni alimentare sconsigliati sia in assoluto, che relativamente alle quantità in cui vengono assunti:

  • Le bevande nervine (caffè, cola…);
  • Non abusare con lo iodo. Associazioni e/o quantità notevoli di alimenti ricchi di iodio quali, ad esempio, il pesce di mare, le uova, il sedano, la rapa, le melanzane, il cavolfiore, la verza ed il melone.

In sintesi, è controindicato attuare uno stimolo metabolico eccessivo bensì si deve accompagnare il fisiologico percorso della gravidanza. In questa fase, il consiglio è quello di usare cotture semplici non troppo elaborate evitando tutto ciò che possa rallentare i processi digestivi. Quindi, non mischiare proteine di diversa origine, ad esempio, come le carni e formaggi. In presenza di nausea o di sensazione di pienezza potrebbe essere utile frazionare i pasti.

Naturalmente, stiamo parlando in linea generale quando invece si deve valutare sempre caso per caso. Infatti, la gravidanza è un processo dinamico che ha un decorso unico da donna a donna, in cui i sintomi e le problematiche che potrebbero insorgere sono diversi. Probabilmente, le donne che hanno portato a termine più di una gravidanza avranno potuto sperimentare su loro stesse notevoli differenze tra l’una e l’altra.

Un falso mito da sfatare è quello relativo alla presunta utilità delle diete diuretiche/drenanti. In verità, non c’è alcuna necessità di ricorrere a diete cosiddette “drenanti”. Non c’è nulla da drenare durante questa fase, al contrario, ridurre i liquidi corporei non ha alcuna logica ed è controindicato. Infatti, la valutazione e la corretta “gestione” dei liquidi corporei è un aspetto molto importante, in particolare a partire dal terzo trimestre, per cui ricorrere a diete diuretiche o a diuretici potrebbe essere molto pericoloso.

Incremento ponderale e falsi miti

Una corretta alimentazione è fondamentale affinché la gravidanza sia portata a termine con successo. A tal proposito, mettiamo sin da subito le cose in chiaro: essere in dolce attesa non significa affatto dover mangiare per due persone. Pertanto, nel caso di una donna normo peso, in riferimento al peso corporeo pregravidico, è sbagliato raggiungere il secondo trimestre di gravidanza avendo già acquisito diversi chilogrammi. Quindi, durante il primo trimestre per una donna normopeso l’incremento ponderale dovrebbe essere limitato. Come riporta il Ministero della Salute, la futura mamma nel corso del primo trimestre dovrebbe avere un incremento ponderale di circa 1Kg a seguito dell’incremento del volume di sangue ed in conseguenza della crescita dell’utero. Pertanto, generalmente non è necessario incrementare le calorie giornaliere.

Ovviamente, la situazione è molto diversa se il peso pregravidico indicasse uno stato di obesità o, al contrario, di eccessiva magrezza. Infatti, una donna obesa potrebbe ridurre il proprio peso corporeo durante il primo trimestre, seguendo una dieta bilanciata, senza che ciò possa influire negativamente sullo sviluppo del feto. È stato dimostrato che l’obesità, Indice di Massa Corporea (BMI) >30, aumenta il rischio di aborto spontaneo, ed inoltre, essendo un fattore di rischio indipendente favorisce ulteriori aborti in pazienti con aborti ricorrenti. All’aumentare del BMI il rischio di abortività aumenta. Non meno importante, le donne obese hanno un rischio maggiore di diabete gestazionale, ipertensione, pre-clampsia e la necessità di ricorrere al cesareo.

Diversamente, nelle donne sottopeso un incremento ponderale controllato, senza eccedere, è indicato già a partire dal primo trimestre, tanto più in presenza di una condizione di magrezza eccessiva. Tuttavia, anche le donne sottopeso (BMI<18,5) hanno un rischio maggiore di abortività più o meno simile a quello registrato per le donne in sovrappeso. Naturalmente, il ruolo del professionista della nutrizione non si limita a valutare il corretto apporto dietetico durante il primo trimestre di gravidanza, ma deve accompagnare la fisiologica evoluzione della gravidanza fino al momento del parto.

Tuttavia, la comparsa frequente di nausea e di vomito durante il primo trimestre potrebbero portare, a prescindere dallo stato nutrizionale pregravidico, alla riduzione del peso corporeo in conseguenza di una “forzata” riduzione del cibo che viene consumato. Il verificarsi ed il reiterarsi di questi sintomi dovrebbero essere attentamente monitorati, soprattutto nelle donne con un indice di massa corporea molto basso, poiché potrebbe causare importanti carenze nutrizionali. Perciò, il ruolo del professionista della nutrizione è fondamentale per valutare che il fabbisogno, non solo calorico ma in particolare dei nutrienti apportati dagli alimenti che vengono consumati, sia appropriato alle necessità della gestante.

 BMI pregravidico (Kg/h²) Incremento ponderale gravidanza a termine (Kg) suggerito da Rasmussen e Yaktine Raccomandazioni IOM
Sottopeso BMI <18.5 12.7-18.2
Normopeso (BMI 18.5-24.9) 11-16
Sovrappeso 2.7-9.00 6.8-11.4 Kg
Obesità classe I 2.3-6.8 5.0-9.1 Kg
Obesità classe II -4.0-4.0 5.0-9.1 Kg
Obesità classe III -6.8-9.0 5.0-9.1 Kg

 

Come deve essere la dieta durante il primo trimestre

Innanzitutto, l’importanza di una corretta alimentazione non si limita esclusivamente al periodo che intercorre da quando la donna scopre di essere in dolce attesa fino al momento del parto. Diversamente, il buon esito della gravidanza è anche in funzione dello stato nutrizionale e metabolico in cui la donna si trova prima del concepimento. Per quanto riguarda il fabbisogno energetico viene stimato a partire dall’Indice di Massa Corporea (IMC) pregravidico. In particolare, la dieta deve fornire un adeguato apporto di nutrienti indispensabili per lo sviluppo del nascituro. Inoltre, le linee guida raccomandano l’utilizzo di integratori di acido folico e in caso di carenza, anche di ferro.

L’acido folico è essenziale per i processi di accrescimento e differenziazione, favorisce la sintesi di DNA e di proteine. Un insufficiente apporto di acido folico aumenta il rischio di malformazioni congenite, in particolare a carico del tubo neurale, quali la spina bifida e l’anencefalia. Nella popolazione generale, l’assunzione raccomandata di acido folico attraverso la dieta è di 0,4mg/die. Solitamente, ricorrendo ad una dieta varia ed equilibrata è possibile introdurre quantità adeguate di folati. Tuttavia, le donne che hanno programmato la gravidanza dovrebbero iniziare ad assumere 0,4mg/die acido folico almeno un mese prima del concepimento. Tuttavia, una volta scoperto di essere in dolce attesa l’assunzione raccomandata di acido folico è di 0,6g/die. Tra gli alimenti particolarmente ricchi di acido folico troviamo:

  • Verdure a foglia verde quali, ad esempio, spinaci, bieta, indivia, lattuga, broccoli e asparagi;
  • I legumi: lenticchie, piselli e fagioli;
  • La frutta: in particolare i kiwi, le fragole e le arance;
  • Frutta secca a guscio: noci, nocciole e mandorle
  • Cereali;
  • Fonti animali: uova, fegato e formaggi.

Infine, non dobbiamo commettere l’errore di prendere in considerazione soltanto la quantità assoluta di acido folico presente negli alimenti, perché l’acido folico è una vitamina idrosolubile, termolabile e sensibile anche all’aria e alla luce. Perciò, le verdure consumate crude sono tra le fonti maggiori di folati.

Che cosa evitare di mangiare

Chiariamo sin da subito un concetto: le bevande alcoliche vanno eliminate. Alle domande, posso bere un bicchiere di vino una tantum o quanto alcol posso assumere? La risposta è che il consumo di alcol consentito in gravidanza è pari a zero. Per quanto riguarda il tè, il caffè e le bevande ricche di caffeina abbiamo già accennato a quanto sia importante non abusarne.

L’80% delle intossicazioni alimentari contratte durante la gravidanza sono causate da batteri e possono avere gravi conseguenze quali, ad esempio, anomalie del feto, parto pretermine, aborto e morte del feto. Tra i patogeni più pericoli ricordiamo il Toxopalsma gongii, la Lysteria monocytogenes e la Salmonella ma ce ne sono molti altri. Fatta questa premessa, è evidente quando sia importate per una donna in dolce attesa intraprendere i giusti accorgimenti, al fine di ridurre il rischio di entrare in contatto con questi patogeni potenzialmente molto pericolosi. In particolare, le donne che non hanno anticorpi contro la Toxoplasmosi devono evitare carni crude o poco cotte quali, ad esempio, i carpacci di carne o di pesce, o le tartare. Tra gli alimenti vietati possiamo menzionare.

  • Il pesce: pesce crudo, pesce affumicato, crostacei e frutti di mare come le vongole o le cozze;
  • La carne cruda o poco cotta: insaccati, paté di carni fresche, prosciutto crudo, bresaola, salame wurstel, speck a meno che non vengano cotti;
  • Le uova crude,
  • I Formaggi molli maturati con le muffe: il brie, il camembert, i formaggi erborinati quali, ad esempio, il Gorgonzola, la toma ed il Roquefort
  • Il tè e le tisane fatti con estratti vegetali.

Inoltre, è molto importante leggere sempre attentamente le etichette per verificare la data di scadenza dei prodotti. Lavare bene le mani, separare in frigo gli alimenti cotti da quelli crudi, non scongelare gli alimenti a temperatura ambiente e lavare accuratamente la frutta e la verdura con acqua e bicarbonato di sodio; sono buone norme da seguire per ridurre il rischio di incontrare patogeni potenzialmente molto pericolosi. Infine, non sono indicati alimenti come l’ananas, i funghi ed il prezzemolo dalle proprietà fluidificanti ed emolizzanti, in particolare, laddove ci fosse un rischio di aborto.

 

Fonti Bibliografiche

 

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